"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza" di A. Gramsci.

venerdì 22 dicembre 2017

Padoan, salva il posto a Descalzi rinviato a giudizio per tangenti

Descalzi si dimetta dall'ENI!

Il 6 aprile del 2017 Padoan modifica una Direttiva del Ministero delle Finanze per salvare l'amico Descalzi. Con un tocco di mano rimuove la clausola di onorabilità che costituiva "causa di ineleggibilità o decadenza" per chi venisse rinviato a giudizio (leggi l'articolo https://goo.gl/eguS2H).

Subito i Senatori del M5S Gianni Girotto e Gianluca Castaldi presentarono un'interrogazione urgente
AD Eni - Claudio Descalzi
per chiedere chiarimenti e l'applicazione della direttiva (leggi interrogazione https://goo.gl/hFRu1W) con il rispetto del principio della clausola.

Nonostante l'interrogazione sia stata più volte calendarizzata in Commissione Industria del Senato su sollecitazione del M5S il Ministro Padoan si è rifiutato di rispondere.

Intanto giunge la tegola, De Scalzi è rinviato a giudizio nel processo sulle tangenti ENI in Nigeria (Leggi l'articolo https://goo.gl/yRjbjs).

Se la clausola non fosse stata rimossa l'AD di ENI sarebbe decaduto dall'incarico. Invece, grazie alla manina di Padoan resterà ancora in piedi.

Speriamo che in questo silenzio politico emergerà l'orgoglio dell'elettore. In un Paese normale, l'AD di ENI sarebbe già decaduto. E a rivendicarlo e a chiederlo è solo il M5S.

L`azienda agricola smart che produce e accumula elettricità, anche con l'autoveicolo

Serra fotovoltaica - Az. agricola P. Stigliani, Scanzano J.co (MT)
L'energia della terra e del sole si incontrano nei campi di Bonifiche Ferraresi, la più grande azienda agricola italiana. A permetterlo sono le soluzioni innovative che una azienda italiana ha promosso con la società emiliana attraverso una partnership nel giugno 2016. 
Da questa intesa ha preso forma quello che a tutti gli effetti può diventare il modello di "fattoria smart". Le soluzioni offerte a Bonifiche Ferraresi includono l'installazione di due impianti fotovoltaici, da 200 e 500 KW, abbinati a uno storage elettrico, costituito da una batteria Tesla da 100 KW, che permetterà di produrre e autoconsumare energia elettrica durante le ore del giorno, immagazzinarla quando non serve e metterle a disposizione della rete quando è più conveniente. In questo sistema è inoltre integrata una infrastruttura di ricarica per la mobilità elettrica, formata da 3 stazioni di ricarica di tipo tradizionale e una di tipo bidirezionale, ovvero la tecnologia Vehicle to Grid (V2G). v.d.c., che grazie ad un emendamento del M5S approvato nella manovra di bilancio in commissione alla Camera vede finalmente la possibilità di essere realizzata.

"E' una piccola grande rivoluzione sul fronte energetico", spiega il deputato del M5S che ad aprile con Davide Crippa, Luigi di Maio e Gianni Girotto, andarono a Copenaghen a visitare il sistema Enel con il quale chi ricarica un'auto elettrica più anche cedere energia alla rete alimentando il sistema. "Adesso le auto elettriche saranno stazioni energetiche mobili. Chi guida un veicolo del genere può caricare l'auto quando il prezzo è più basso e cedere energia alla rete quando le condizioni sono più vantaggiose. E' il primo passo per lo scambio sul posto di energia, che auspichiamo da sempre per gli impianti fotovoltaici domestici e che è un punto chiave del nostro programma energetico". 


Qui trovi informazioni sulla tecnologia: https://goo.gl/dK5W3a

sabato 28 ottobre 2017

NO alla nuova marchetta del Governo per la Total. Fermiamo l’estrazione di petrolio

Progetto di sviluppo Tempa Rosa
Ormai è più che evidente. Le marchette del compagno della Guidi nella legge di stabilità del 2015 sono state inutili. Oltre alle dimissioni della Ministra non hanno ancora sbloccato i 1,6 mld di dollari di investimenti. La Total è in difficoltà. Ha un forte ritardo sui i tempi per avviare la produzione del giacimento di Tempa Rossa in Basilicata. Infatti, secondo l’articolo pubblicato oggi dal Sole 24 Ore ha avanzato una nuova richiesta di proroga al Ministero dello Sviluppo economico.

L'istanza,  presentata da pochi giorni riguarda l’adeguamento del programma di lavoro (il vecchio era fermo al 31 dicembre 2017), e prevede non solo lo spostamento dell'avvio a regime delle attività estrattive di un anno, al 31 dicembre 2018, ma anche una nuova organizzazione dei lavori che perla prima volta ipotizza la possibilità di raffinare il greggio trasportato attraverso l'oleodotto Val d'Agri, nella raffineria Eni di Taranto.
Percorsi con autocisterne alternativi all'oleodotto

Ugualmente, non scompare l’idea di trasportare il petrolio con le autocisterne. Continua a prevedere il caricamento del greggio da Tempa Rossa (20mila barili di petrolio al giorno) su autobotti, in linea con le procedure di valutazione richieste al ministero dell'Ambiente per il trasporto con 170 autocisterne all'ex Raffineria di Roma (assoggettabilità a Via) e alla raffineria di Falconara Marittima (AN) via Taranto o via Melfi.

La brutta piega che  ha preso il progetto di Tempa Rossa offre la ragione a chi da sempre si oppone alla realizzazione di un progetto che genera sviluppo distorto del territorio, compromettendo l’acqua, risorsa fondamentale per la vita umana, l’economia agricola e turistica del territorio Lucano.
Possiamo ancora salvare il tutto.
Diga del Pertusillo (PZ)

Potrebbe essere sufficiente la coerenza del Ministero dello Sviluppo Economico con l’indirizzo politico della Strategia Energetica Nazionale (in fase di approvazione nei prossimi giorni) in cui il petrolio Lucano non è più considerato di interesse nazionale per non giustificare un’ennesima marchetta Total che si manifesterebbe con la concessione di una nuova proroga.

Nei prossimi giorni, farebbero bene le istituzioni locali della Regione Basilicata e i cittadini a battersi per salvare il loro territorio da un nuovo assalto petrolifero. Dobbiamo far sentire a ROMA con forza e ad alta voce la nostra contrarietà a questa nuova proroga.
Un motivo in più per sostenere anche la petizione online sulla chiusura dei pozzi di petrolio in Basilicata lanciata dall’Associazione ScanZiamo le Scorie che ha raggiunto le oltre 5500 firme.

domenica 15 ottobre 2017

Basilicata, la bellezza che crea la ricchezza

Successivamente al confronto tenuto tra esperienze del settore agricolo e turistico della regione Basilicata, nei primi di maggio scrissi un post, “La lucanità passa dal web e crea sviluppo locale”.
Castel Mezzano (PZ)

Convinto che un territorio, quello della Basilicata, può emergere economicamente e generare ricchezza attraverso lo sviluppo di forme locali legate alla sua natura.

Con franchezza, non saprei se si potesse mai fermare l’emorragia dei giovani, dei tanti talenti Lucani che sono andati via in cerca di soddisfazione. Sicuramente oggi abbiamo degli strumenti che possono quanto meno ostacolare questa forma di emigrazione e di spopolamento del territorio.

Questa speranza si alimenta di notizie oggettive che vedono protagonista la scoperta del territorio attraverso il web, attraverso quella  rete che salverà la bellezza del territorio promuovendo l’economia locale.

E non è solo una questione di sentimento, anche se la Basilicata si posiziona meta più amata dai turisti stranieri. Ci sono segnali che vanno tutti verso la stessa direzione che alimentano lo sviluppo locale.

Interessante è il progetto Italian Villages realizzato da Airbnb per contribuire alla valorizzazione dei piccoli centri italiani verso i viaggiatori di tutto il mondo. L’idea consiste nell’accendere i riflettori sui paesaggi, le tradizioni e i saperi unici, espandere le economie locali e promuovere un turismo più sostenibile, fuori dalle rotte italiane più battute.

Ma per capire dove ci sta portando il vento è sufficiente anche un monitoraggio sui tanti Lucani che si stanno mettendo online ed in rete con i loro prodotti alimentari. Vino, olio frutta prodotti da forno e molto altro…. Arrivano ormai direttamente al consumatore.
Prodotti inviati dall'Antico Panificio Cirigliano

Come l’esperienza  dell’Antico panificio Cirigliano, storico forno di Noepoli (PZ), nel Parco Nazionale del Pollino. Fondato nel 1953, coniuga da sempre tradizione e qualità con  un'accurata selezione di materie prime lucane di alta qualità, la lavorazioni totalmente manuali, l’utilizzo di lievito madre, attrezzature moderne  e rigorosi metodi di controllo. Ha saputo unire la tecnologia moderna con i sapori, i profumi, le ricette antiche, tramandate di madre in figlia dai tempi in cui il lievito madre, "u crjisch" passava di famiglia in famiglia e poi ritornava.... quando il pane era un bene prezioso e irrinunciabile !

Fortunatamente ormai non si è soli, infatti secondo l’Ossercatorio eCommerce  B2C del Politecnico di Milano i numeri che girano online sono enormi. La commercializzazione tramite il web è diventata ormai un canale di vendita al pari della moderna distribuzione. Il giro d’affari è quasi di 24 miliardi, per il 10% occupato dal settore dell’alimentare che nel 2016 è cresciuto del 43%.
10 anni fa non avremmo potuto neanche immaginare tutto questo. Ora l’esistenza di questi strumenti ci offrono delle opportunità che devono essere utilizzate. CARPE DIEM!






martedì 3 ottobre 2017

Sversamento petrolio in Basilicata. Continuano i ritardi per la bonifica

Diga del Pertusillo a pochi metri dal COVA-ENI a Viggiano (PZ)
Chi si è già dimenticato dello sversamento delle 400 tonnellate di petrolio dal COVA Eni a Viggiano (PZ).

Molti dei Lucani ancora ricordano preoccupati i rischi di una contaminazione delle acque della diga del Pertusillo, a pochi metri dal COVA. Le preoccupazioni seppur non hanno ostacolato l'apertura del COVA (decisa dalla giunta regionale della Basilicata) sono state accompagnate dalle richieste, da parte di Associazioni e cittadini rivolte alle Istituzioni, per un intervento urgente di caratterizzazione dell'inquinamento e della bonifica delle aree.

Difficile capire come si sta proseguendo. Si potrebbe realizzare nel sito online dell'Osservatorio in Val D'Agri un sezione con tutte le informazioni.

Cosa certa è visibile agli occhi di tutti i curiosi visitatori delle aree inquinate, gli aspiratori d'acqua contaminata sono ancora li a succhiare liquidi inquinati. E se lasciati al loro destino rischiano di compromettere l'acqua (una risorsa preziosa utilizzata in particolar modo in Puglia) e l'economia locale di gran parte del territorio mettendo a rischio imprese agricole e turistiche.



Certo noi che stiamo sostenendo una petizione online per la chiusura dei pozzi di petrolio auspichiamo che tutto vada per il meglio.

Che gli organi di controllo garantiscano la sicurezza senza far correre altri rischi per la salute (come si evince dai risultati presentati ufficialmente dagli scienziati pochi giorni fà) e l'economia locale.

Intanto, dalla rivista Staffetta Quotidiana si apprende che nel bollettino n. 40 del 1 ottobre 2017 è pubblicata la decisione del Presidente della Giunta Marcello Pittella riguardo la proroga dei termini, richiesta dall'Eni, per gli interventi di messa in sicurezza d'emergenza a seguito della perdita di greggio dal COVA di Viggiano.
Pittella ha deliberato che l'Eni può continuare a utilizzare per altri 6 mesi le aree già identificate nelle precedenti ordinanze per la sosta delle autobotti di rifiuti liquidi derivanti dalle attività di MISE delle aree interessate allo sversamento di greggio dal COVA di Viggiano in attesa della loro caratterizzazione necessaria all'avvio al trattamento per un tempo non superiore di sei mesi a partire dalla data di sottoscrizione dell'atto.

Inoltre ha ribadito che Eni rispetti tutte le prescrizioni relative alle precedenti ordinanze. Infine ha dato compito all'Arpab di effettuare sopralluoghi durante l'utilizzo di questa aree.

Vedremo come andrà a finire nella speranza che il film abbia il lieto fine.


sabato 30 settembre 2017

Con giovani precari ed inoccupati il Paese non ha futuro. Urgono fatti

Giovani è per sempre. Per tutti quelli che hanno la capacità di non invecchiare.
Per quelli che guardano gli altri coetanei come se fossero più anziani. Senza rendersi conto che l’età avanza. Con se una valigia piena di cose. Ricordi, emozioni … precarietà nel lavoro per chi è fortunato ad averlo. Per il resto, quasi la metà degli under 35 porta con se lo stato di inoccupazione.

Oggi non si è giovane se non si è precari o disoccupati e viceversa.

Un lavoro è difficile immaginarlo. In molti corrono oltre i confini per evitare questa forte emozione. Chi resta è costretto a godersi la gioventù di lunga vita in un Paese che sui giovani ha fatto finta di puntare. La propaganda va oltre all’impegno politico reale. I giovani continuano quotidianamente ad inviare cv che non vengono neanche aperti.

Lo scenario reale della precarietà del lavoro, dell’occupazione giovanile è tracciata da un interessante articolo del Sole 24 Ore pubblicato a fine settembre 2017.
L’Italia è in fondo alla classifica europea. Siamo il fanalino di coda solamente dopo la Grecia per tasso di occupazione. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 35 anni è del 45,5%. Solo la metà dei giovani lavorano e quanti di questi in modo precario?
Sulla carta abbiamo per loro 6 miliardi di incentivi. Per le politiche di occupazione giovanile ci sono in modo polverizzato 24 misure. Ugualmente, gli inoccupati e i precari dilagano. La dispersione degli incentivi, l’instabilità delle norme e la burocrazia compromettono l’efficacia delle misure rendendole solo strumenti di propaganda.

E’ necessario rappresentare politicamente i 23 milioni di giovani in Italiani. Ritengo sia un dovere porre al centro dell’agenda le politiche giovanili. Dobbiamo affrontare e rimuovere gli ostacoli che continuano a far invecchiare il nostro Paese.

Il monito è stato lanciato anche del Presidente della Repubblica Mattarella: inserire tra le priorità europee i giovani.

Ebbene ricordarlo. Nel 2015 sono partiti all’estero più di 100 mila giovani, la metà hanno meno di 40 anni. Un terzo sono laureati.

Senza giovani, senza la loro forza, non ci sarà futuro per il nostro Paese, se non da pensionato.

martedì 12 settembre 2017

Autoveicoli elettrici: Italia fanalino di coda, FCA mette in cassintegrazione e Germania investe 20mld

La Germania è sicuramente un riferimento politico affidabile che ha realizzato buone pratiche nell'ambito delle politiche energetiche ed industriali.
Modelli autoveicoli elettrici


Non solo perché vuol chiudere con il nucleare entro il 2022. Sta realizzando un programma di transizione energetica denominato Energiewende rivolto all'impiego e alla produzione di energia rinnovabile con risultati sorprendenti. Un valido esempio è l'obiettivo raggiunto nelle prime settimane di maggio 2017, l'85% dell'elettricità consumata dai tedeschi proveniva da fonti energetiche rinnovabili


Ma l'impegno dei tedeschi non termina qui. 


Proprio in questi giorni, il Gruppo Volkswagen ha presentato al salone dell'auto di Francoforte la “Roadmap E”, un piano per l'elettrificazione dell'industria automobilistica con lo scopo di diventare leader nel settore.   


80 nuovi modelli elettrici entro il 2025; oltre 20 miliardi di euro di investimenti al 2030 destinati all'industrializzazione della mobilità elettrica; una gara per l'approvvigionamento di batterie per un valore di oltre 50 miliardi di euro per la fornitura di 150 GW di batterie.  

Modello elettrico Golf Volkswagen

Certo, nonostante un piano imponente, i tedeschi continueranno ad investire nei motori a combustione. Ma il termine corto al 2025 ci offre la percezione gratuita di quanto siamo vicini alla fine del vecchio motore a scoppio e di quanto sia inutile perseguire con l'attività legate all'estrazione degli idrocarburi che tra qualche anno si riveleranno non solo dannose per la salute e l'ambiente ma soprattutto dimenticate da un'industria e un'economia che hanno già cambiato il modo d'impiegare i propri capitali.

Una strada che l'Italia mostra di non voler ancora percorrere con impegno. Con 9000 veicoli elettrici immatricolati nel 2016 siamo il fanalino di coda dal quale bisogna emergere. Prima che tedeschi, americani, giapponesi e cinesi ci invadano con i loro modelli sarebbe opportuno che la politica non sia più assente nel settore dell'innovazione. FCA (Melfi, Pomigliano e Termini Imerese) e l'industria automobilistica italiana incominci a progettare ed adeguare i propri stabilimenti come proposto dal M5S affinché entro il 2025 anche l'Italia potrà essere capace di produrre autoveicoli elettrici per cogliere tutte le sue opportunità, come quella di occupare nuovi giovani.