"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza" di A. Gramsci.

lunedì 26 marzo 2018

Calenda, non ha un programma sui rifiuti nucleari ma vuole individuare le aree per i siti nucleari

Il Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda non è riuscito in questi anni a realizzare un Programma nazionale per la gestione nucleare ma vuole ugualmente indicare quali sono i siti in cui poter realizzare il deposito nazionale.

Come se un cittadino pur non sapendo cosa voler costruire (con quante stanza, se con il parcheggio dell'auto, la veranza, la stanza per la suocera...etc) cerca il terreno dove poter realizzare una casa.

Per capire meglio, consiglio di leggere la riflessione "Nucleare, prima della Cnapi serve un programma" pubblicata da Staffetta Quotidiana: https://goo.gl/3VNr4S


Casa rosada ed internet point ScanZiamo le Scorie - Scanzano J.co 2003.

domenica 18 marzo 2018

Deposito nucleare, in attesa della Carta qualcosa potrebbe cambiare

I rifiuti nucleari in Italia
 Di Pasquale Stigliani, pubblicato su Terre di Frontiera

Le attese per la pubblicazione della Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di scorie non sono ancora svanite. Le mancate promesse di Carlo Calenda - già ministro allo Sviluppo economico dei governi Renzi e Gentiloni - lasciano nell’incertezza chi vorrebbe conoscere il destino dei rifiuti nucleari italiani allocati in diversi centri sparsi tra nord e sud, con enormi problemi di gestione per garantire la sicurezza, la salute e la tenuta dei conti, tra costi in aumento e costi non ancora stimati. In questo scenario, la Commissione Tecnica di Verifica dell’impatto ambientale non ha potuto approfondire e valutare i potenziali effetti ambientali indotti delle attività di realizzazione e di esercizio del Deposito nazionale. E spuntano le alternative.

La stima dei costi per la messa in sicurezza delle scorie nucleari italiane continua a salire: 7,2 miliardi di euro. Ovvero 400 milioni più rispetto ai 6,8 miliardi precedenti. Dal 2001 il programma di smantellamento nelle mani della Sogin è stato realizzato solo per il 26 per cento, costando però 3,2 miliardi di euro che equivalgono al 44 per cento del budget. A questi numeri vanno aggiunti i 1,5 miliardi previsti per la realizzazione del deposito di scorie nucleari ed il costo di esercizio annuale non ancora stimato.

IL CAMMINO IN SALITA DELL’ITALIA
Mentre sulla lista della spesa abbiamo delle certezze seppur amare, dal 2001 - anno della protesta civile di Scanzano Jonico che costrinse il governo a rivedere la decisione di realizzare il deposito unico di scorie in Basilicata - il cammino intrapreso per la sistemazione dei rifiuti nucleari rimane ancora in salita e senza chiarire qual è la soluzione che il Paese ha deciso di intraprendere.
I chiarimenti potrebbero arrivare dall’approvazione del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, nel quale sarà indicata la strategia italiana per la sistemazione dei lasciti nucleari. A tal proposito, in un’audizione parlamentare datata giugno 2017, l’allora ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha dichiarato che la pubblicazione della Cnapi sarebbe avvenuta successivamente all'approvazione del Programma nazionale.
La proposta del Programma - sul quale è stata aperta una procedura di infrazione europea per i ritardi nell'approvazione - attualmente è sottoposta alla procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas). Nella fase di partecipazione della procedura sono stati coinvolti numerosi soggetti che hanno presentato osservazioni al Programma nazionale facendo emergere una serie di aspetti che necessitano di risposte immediate mediante l’emanazione di un provvedimento dei ministeri competenti.

I PARERI DELLA COMMISSIONE TECNICA DI VERIFICA DELL’IMPATTO AMBIENTALE
Per capire cosa potrebbe emergere dal provvedimento è necessario approfondire il corposo parere che la Commissione Tecnica di Verifica dell'impatto ambientale ha inviato ai ministeri. Il documento della Commissione esprime il proprio parere su diverse parti del Programma. La Commissione prende atto che “in linea di principio, anche in Italia dovrebbe essere realizzato un deposito geologico”, tenendo anche conto di offerte nel quadro degli accordi internazionali che potranno concretizzarsi. Inoltre, si ritiene necessario chiarire se l’individuazione di un eventuale sito di smaltimento geologico per i rifiuti ad alta attività è da riferirsi esclusivamente alle opportunità derivanti da accordi internazionali per realizzare all’estero tale struttura.

Ipotesi di deposito geologico

 La Commissione, in sostanza, intende capire se l’opzione di realizzare un deposito geologico nazionale possa essere esclusa nel caso di accordi internazionali. Al tempo stesso, si richiedono chiarimenti anche se “l’immagazzinamento provvisorio di lunga durata” dei rifiuti ad alta attività sarà svolto per un periodo di 50 anni o è previsto un “prolungamento della vita utile delle strutture e dei sistemi per un tempo aggiunto”.Rispetto al Deposito nazionale, non essendo possibile definire al momento un ambito di influenza potenziale - nonché un adeguato livello di definizioni delle soluzioni ingegneristiche che verranno adottate - la Commissione non è stata in grado di approfondire e valutare i potenziali effetti ambientali indotti delle attività di realizzazione e di esercizio del Deposito nazionale. Ha, inoltre, valutato che la proposta di Programma non comprende il processo di localizzazione del Deposito e del Parco Tecnologico, precisando che seppur la fase di localizzazione del Deposito è parte integrante delle tappe significative del Piano, ci sarà una Valutazione ambientale strategica specifica per questa fase, successivamente alla pubblicazione della Cnapi.

I RIFIUTI RADIOATTIVI AMBIENTALI
Tra gli argomenti sollevati nel parere della Commissione Tecnica, quello dei rifiuti radioattivi industriali è stato un tema oggetto di grande attenzione. Ritenendo insufficiente il quadro descrittivo del Programma su questa tipologia di rifiuto radioattivo, la Commissione chiede di approfondire tutte le tipologie di rifiuti radioattivi provenienti da attività industriali - i cosiddetti Norm, a breve emivita di origine sanitaria - al fine di individuare azioni idonee alla loro gestione; approfondire la descrizione e la valutazione dell’impatto dei rifiuti provenienti da attività industriali per il conferimento al Deposito nazionale, nonché definire idonei indicatori di monitoraggio; approfondire il tema dei “rifiuti radioattivi provenienti da attività di bonifica” sia dal punto di vista descrittivo che delle relative valutazioni.
Con riferimento ai rifiuti provenienti da attività industriale si richiede, per le situazioni già censite, di approfondire gli elementi descrittivi e la valutazione dell’impatto nelle condizioni attuali di stoccaggio e per le successive modalità di gestione fino al conferimento al Deposito nazionale, nonché di definire idonei indicatori di monitoraggio. Un lavoro non semplice da descrivere, se tenessimo conto anche delle numerose aree industriali in cui si necessita di bonificare. Certamente un’ampia attività descrittiva del Programma permetterà di quantificare i volumi reali che verranno conferiti nel deposito. Per tali ragioni la Commissione ha chiesto anche di integrare ulteriori approfondimenti sul dimensionamento del Deposito nazionale.

POSSIBILI ALTERNATIVE AL VAGLIO?
Relativamente alle possibili alternative, la Commissione ritiene necessario integrare l’analisi con la strategia di “brown field”, ossia della trasformazione degli attuali siti nucleari in depositi di se stessi, rispetto alla realizzazione del Deposito unico.
Sulla Valutazione di impatto ambientale, invece, dovrà essere condotta un’approfondita indagine epidemiologica che abbia inizio prima della costruzione del Deposito unico e che prosegua durante il suo funzionamento. Un argomento questo che apre diverse considerazioni rispetto agli impatti cumulativi. Per la Commissione si devono identificare e valutare i potenziali impatti ambientali, sociali ed economici derivanti dalla presenza, nel medesimo ambito territoriale, di più programmi e/o piani di rilievo che potrebbero, ad esempio, essere rappresentate dalle attività di estrazione di idrocarburi.
Inoltre, secondo la Commissione i criteri di esclusione ed approfondimento della Guida Tecnica n.29 andrebbero integrati al fine di prevenire effetti negativi sulla matrice acqua e sugli ecosistemi ad essa connessi. Si specificano, in questo modo, ulteriori criteri discriminanti per la localizzazione del Deposito unico nazionale da includere nel Programma, così da assicurare una maggiore tutela per il territorio interessato e, in particolare, al sistema delle acque superficiali e profonde.

LA GUIDA TECNICA N.29 DELL’ISPRA È O NON È VINCOLANTE?
All’interno della bozza di Programma nazionale - nella parte in cui si sostiene che “le guide sono usate come strumenti di riferimento durante il procedimento di autorizzazione. Esse non hanno carattere vincolante ma, in caso di non inosservanza, il richiedente o il titolare dell’autorizzazione è tenuto a dimostrare di aver posto in essere misure di protezione alternative equivalenti” - ci sono delle evidenti incongruenze. La Commissione riconosce ai criteri individuati dall’Ispra il carattere dell’inderogabilità, in assenza del quale la scelta del deposito diventerebbe arbitraria.

IL TRASPORTO DEI RIFIUTI NUCLEARI
L’argomento relativo al trasporto dei rifiuti nucleari è certamente da approfondire. Dal ministero dell’Ambiente ritengono necessario che ad essere valorizzato sia il criterio di prossimità, il quale porta ad individuare i siti di stoccaggio il più vicino possibile ai maggiori produttori di rifiuti nucleari a livello europeo. L’applicazione di tale criterio, su scala italiana, consentirebbe di ridurre rischi ambientali e sociali derivanti dal trasporto dei rifiuti radioattivo.

C’È ANCORA DA ATTENDERE
Quali argomenti i ministeri competenti decideranno di accogliere nel documento finale, la cui firma tarda ad arrivare, lo vedremo nei prossimi giorni. Dopodiché, per la definizione del Programma e l’invio alla Commissione europea per la validazione, dovremmo ancora attendere il passaggio alla Conferenza delle Regioni e al Consiglio dei ministri. Un percorso apparentemente semplice che richiederà del tempo, soprattutto in questa fase di nuovo assetto istituzionale. E chissà che dopo tutto questo tempo si riesca a cambiare qualcosa e il governo riesca a far capire qual è la decisione.




 


giovedì 18 gennaio 2018

E’ assalto alla bellezza. Eni vuole perforare altri pozzi in Basilicata

Agrumi e brochure di promozione del territorio Lucano
Dobbiamo difendere la bellezza e il capitale naturale della nostra terra dall’assalto delle compagnie petrolifere.
Seppur molti Lucani si sono già espressi con oltre 6150 le firme raccolte con la petizione “Fermiamo i pozzi di petrolio in Basilicata” (https://goo.gl/VsHWuz) contro lo sfruttamento petrolifero del territorio lanciata dall’Associazione ScanZiamo le Scorie, l’Eni avanza un nuovo assalto chiedendo alla Regione Basilicata e al Ministero dello sviluppo economico la possibilità di modificare il Programma dei Lavori di ricerca e sviluppo della concessione di coltivazione idrocarburi “Val d’Agri”.

La concessione “Val d’Agri”, di cui ENI S.p.A è contitolare con la società Shell Italia E&P S.P.A. che detiene il 39,23%, deriva dall'unificazione delle preesistenti concessioni Grumento Nova e Volturino di cui al D. M. del 28 dicembre 2005, con scadenza al 26 ottobre 2019. All’interno della concessione sono presenti due giacimenti: nell’alta Val d’Agri, a circa 20 km a Sud-Est delle città di Potenza e su un’area in parte montuosa ed accidentata dell’Appennino Meridionale Lucano, in parte costituita dal fondo valle del fiume Agri.Già nel marzo del 2017, quando tutta l’attenzione era rivolta allo sversamento delle 400 tonnellate di petrolio dal COVA – ENI di Viggiano (PZ), veniva accolta una prima richiesta di ENI con il conseguente differimento dei termini di realizzazione dei lavori e sviluppo al 26 ottobre 2019, coincidente con la data della scadenza della concessione.
Eni, conseguenze del Petrolio in Val d'Agri - Emiliano Albanesi

Nella richiesta presentata il mese scorso, il programma dei lavori di ricerca prevede la conferma della perforazione di 2 pozzi denominati “S. Elia” e “Serra del Monte – Montemurro”, con iter autorizzativi in corso o in fase di attivazione. Per il programma dei lavori di sviluppo si prevede la conferma della perforazione di 3 pozzi denominati “Monte Enoc 6 OR”, “Monte Enoc 7OR” e “Cerro Falcone” (con iter autorizzativi in corso), la conferma della perforazione di 2 pozzi denominati “Caldarosa 2” e “Caldarosa 3” (con iter autorizzativi in corso), la realizzazione di piazzole necessarie all’utilizzo dei pozzi, completamento di condotte dei pozzi e molte altre attività su altri pozzi tra le quali quelle di work-over/side-track che in parte sono in fase di esecuzione o con iter autorizzativi in corso.
Nell’“Istanza di Variazione del Programma dei Lavori di ricerca e sviluppo” si fa presente inoltre che la modifica del programma dei lavori si rende necessaria in quanto l’ENI S.p.A intende perforare un nuovo pozzo denominato “Alli 5” da realizzare nella piazzola prevista per i pozzi “S. Elia1” e “Cerro Falcone 7”, con l’obiettivo di ottimizzare il recupero dei volumi dell’area a nord-ovest dei pozzi “Alli 1 OR”, “Alli 2 OR”, ed “Alli 4 OR”.

Tutte le attività individuate dall’Istanza secondo le indicazioni dell’ENI S.p.A saranno realizzate entro il 31 dicembre 2025, previo il rinnovo del termine di vigenza della Concessione di coltivazione idrocarburi “Val d’Agri”, in scadenza al 26 ottobre 2019.

La perforazione di altri pozzi petroliferi alimenta lo sviluppo distorto nella nostra terra che ha già
prodotto notevoli danni. Inoltre, il petrolio della Basilicata non è più considerato "strategico" nell'ambito della strategia energetica nazionale adottata dal Governo Gentiloni il 10 novembre scorso.

È giunto il momenti di far sentire di nuovo la nostra voce; la popolazione lucana si mobiliti come nel 2003, nelle giornate della civile protesta di Scanzano, per difendere la propria salute, per tutelare gli interessi delle attività produttive che investono e lavorano in agricoltura e nel turismo e per garantire un futuro ai propri figli. Il Presidente Marcello Pittella ha dichiarato che non avrebbe autorizzato altre trivelle sia in mare che in terra. Adesso dimostri che le sue non sono promesse da marinaio e  non perda altro tempo. 



giovedì 11 gennaio 2018

Petrolio: Tempa Rossa e Total, in attesa di un'altra VIA il semaforo è ancora rosso!


I problemi per avviare la produzione di petrolio da Tempa Rossa in Basilicata non sono ancora terminati. 
Come avevamo scritto in precedenza, nonostante la titolaredel giacimento Total le stia provando tutte per avviare l'estrazione ilsemaforo continua a rimanere rosso. Le procedure avviate dal Consiglio dei Ministri di natale per accelerare il completamento dei lavori su Taranto non saranno completate in tempi brevi.



Inoltre si allungano i tempi per trasportare il greggio verso altre destinazioni.

Infatti si è conclusa con esito negativo la procedura di verifica di assoggettabilità a Via del progetto per un sistema di ricezione, stoccaggio ed esportazione del greggio prodotto nel giacimento di Tempa Rossa presso il sito della ex raffineria di Roma. 

In una determinazione firmata il 9 gennaio 2018, la DG Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali del Minambiente ha decretato l'assoggettamento alla procedura di Via del progetto presentato la scorsa estate, che prevede il trasporto settimanale di circa 23.000 mc di prodotto proveniente da Tempa Rossa attraverso un massimo giornaliero di 170 autobotti/isocontainer da 27 mc e lo stoccaggio in due serbatoi esistenti da 42.000 me ciascuno. Dal deposito della ex raffineria a Pantano di Grano (12 km a ovest di Roma e 15 km dalla costa) il greggio sarà inviato via oleodotto alle strutture di Fiumicino e transitato via nave per esportazione tramite le infrastrutture esistenti. 

Il progetto per il trasporto su gomma del greggio di Tempa Rossa, contro il quale sono state presentate nei mesi scorsi numerose interrogazioni parlamentari, è stato proposto da Raffineria di Roma, società che rientra nel pacchetto ceduto da To- talErg al Gruppo Api.

Percorso delle autocisterne da Tempa Rossa
La determinazione prende atto dal parere del 18 dicembre dalla Commissione tecnica di verifica d'impatto ambientale Via-Vas, che ha espresso "parere negativo" sul progetto con una serie di valutazioni. In particolare, "non è stata presa in considerazione la stima delle emissioni delle autobotti dalla Basilicata al deposito" e non è possibile "una valutazione di alternative progettuali soprattutto relative alla fase di ingresso degli olii in raffineria", considerato che "la sola proposta di viaggio su autobotti non pare essere ambientalmente efficiente". Inoltre, il progetto "non consente una valutazione compiuta di tutti gli impatti in quanto non comprende lo studio del traffico, che sebbene in questa fase potrebbe essere limitato al tracciato Basilicata-Lazio, per il futuro dovrebbe comunque essere aggiornato in funzione dei possibili diversi approvvigionamenti menzionati dal proponente". La Commissione tecnica ha perciò ritenuto che la verifica di assoggettabilità "non possa essere valutata come opera a se stante ma tecnicamente connessa alla più generale razionalizzazione degli olii di Tempa Rossa" e che, anche nell'ipotesi in cui si potesse valutare l'intervento nella Raffineria di Roma in modo indipendente dalla Via presentata per la logistica petrolifera tramite auto-cisterne nel Centro Oil Tempa Rossa, l'assoggettabilità "resterebbe comunque subordinata alla positiva valutazione della procedura di Via". 

Non resta che prepararci per presentare le osservazioni alla procedura VIA che si aprirà nei prossimi giorni per smontare questa follia che alimenterebbe solo sviluppo distorto in Basilicata. 

Intanto continuiamo a SOSTENERE LA PETIZIONE PER LA CHIUSURA DEI POZZI DI PETROLIO IN BASILICATA: https://goo.gl/VsHWuz
 

giovedì 4 gennaio 2018

I Lucani prendano il buon esempio dai Nigeriani


Arriveranno in Italia per il processo contro ENI. Per l’occasione parteciperanno all’incontro “NON C'È SVILUPPO SENZA TUTELA AMBIENTALE!” organizzato dal M5S.

Qui puoi guardare tutto l'incontro tenuto

Ne parleremo il 10 gennaio 2017, alle ore 11.00, nella Sala Caduti di Nassyria presso il Senato a Roma.
L’evento aprirà con i saluti di Gianni Girotto, Senatore del M5S, e seguirà con gli interventi di Ododo Francis, leader della comunità di Ikebiri che hanno accusato l’ENI di aver sversato petrolio nella zona del delta del Niger, in cui le comunità vivono da sempre, Luca Saltalamacchia avvocato con esperienza nel settore della tutela delle comunità indigene in ipotesi di disastri ambientali, Godwin Ojo, responsabile di ERA (ong nigeriana) e membro del board di Friends of the Earth International, Colin Roche, responsabile delle campagne contro l'industria estrattiva di Friends of the Earth Europe e Luca Chianca, giornalista di Report. L’incontro sarà moderato da Antonio Tricarico, attivista di Re:common ed esperto di finanza e diritti umani e verrà trasmesso in streaming sui canali social del M5S.


SOSTIENI LA PETIZIONE PER LA CHIUSURA DEI POZZI DI
 PETROLIO IN BASILICATA: https://goo.gl/VsHWuz

Programma

mercoledì 27 dicembre 2017

PETROLIO: caso OPL 245, ENI e SHELL rinviate a giudizio per la tangente del secolo

Antonio Tricarico di Re:Common riassume i punti nodali della vicenda che ha portato al rinvio a giudizio per i manager di Eni e Shell e per le due società nel presunto caso di corruzione OPL245, per l’acquisizione di un ricchissimo blocco petrolifero in Nigeria.

 

Le indagini dell’ufficio del pubblico ministero milanese sono state innescate da una denuncia presentata nell’autunno del 2013 da Re:Common e della organizzazioni britanniche Global Witness e The Corner House. Esposti analoghi sono stati presentati in Nigeria e negli Stati Uniti. Sul caso stanno indagando anche i magistrati olandesi.


Secondo alcune stime, “Il popolo nigeriano ha perso più di un miliardo di dollari a causa di questo affare corrotto, l’equivalente dell’intero bilancio annuale della sanità del Paese. I nigeriani meritano di sapere la verità su che cosa è successo a questi fondi. Ci congratuliamo con i pubblici ministeri di Milano per il loro esaustivo lavoro di indagine, che ha portato a questo processo." 

Puoi leggere tutto l'articolo "Caso OPL 245, Eni e Shell rinviate a giudizio per la tangente del secolo"

venerdì 22 dicembre 2017

Padoan, salva il posto a Descalzi rinviato a giudizio per tangenti

Descalzi si dimetta dall'ENI!

Il 6 aprile del 2017 Padoan modifica una Direttiva del Ministero delle Finanze per salvare l'amico Descalzi. Con un tocco di mano rimuove la clausola di onorabilità che costituiva "causa di ineleggibilità o decadenza" per chi venisse rinviato a giudizio (leggi l'articolo https://goo.gl/eguS2H).

Subito i Senatori del M5S Gianni Girotto e Gianluca Castaldi presentarono un'interrogazione urgente
AD Eni - Claudio Descalzi
per chiedere chiarimenti e l'applicazione della direttiva (leggi interrogazione https://goo.gl/hFRu1W) con il rispetto del principio della clausola.

Nonostante l'interrogazione sia stata più volte calendarizzata in Commissione Industria del Senato su sollecitazione del M5S il Ministro Padoan si è rifiutato di rispondere.

Intanto giunge la tegola, De Scalzi è rinviato a giudizio nel processo sulle tangenti ENI in Nigeria (Leggi l'articolo https://goo.gl/yRjbjs).

Se la clausola non fosse stata rimossa l'AD di ENI sarebbe decaduto dall'incarico. Invece, grazie alla manina di Padoan resterà ancora in piedi.

Speriamo che in questo silenzio politico emergerà l'orgoglio dell'elettore. In un Paese normale, l'AD di ENI sarebbe già decaduto. E a rivendicarlo e a chiederlo è solo il M5S.