"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza" di A. Gramsci.

giovedì 28 febbraio 2013

SCANZANO La Città della ''pace'': non si muove nulla. Il sindaco: colpa del patto di stabilità, prossimo settimana ripartono i lavori

(Progetto planimetrico della lottizzazione citta della pace a Terzo Cavone - Scanzano J.co)



















All'apparenza fa paura perché il primo pensiero è quello, soprattutto al Sud dove i cantieri del “Pubblico”sono molto spesso l'anticamera degli aborti. Leggere il pannello poi fa subito pensare che l'opera abortita ce l'hai davanti agli occhi. La Città della Pace a Scanzano avrebbe dovuto essere ultimata già un po' di tempo fa, per la precisione il 16 giugno del 2011 (“data presunta” - foto3). GUARDA VIDEO

Dopo la venuta del Dalai Lama, giugno 2012, in tanti hanno creduto anche nell'accelerata, probabilmente l'aspettativa sarà stata alimentata  dal carisma spirituale della massima autorità del Buddismo tibetano. Ma nulla, se Cristo s'è fermato a Eboli, l'effetto Dalai Lama invece è fermo a Terzo Cavone. Ferri arrugginiti, acqua negli scantinati, scheletri di cemento: il ritratto dell'abbandono. Per capire come stanno le cose tuttavia non ci si può fermare alle apparenze, occorre chiedere spiegazioni a chi il progetto lo sta seguendo nella sua (lenta) evoluzione. Così si scopre che il problema è sempre lo stesso: il patto di stabilità. Il comune deve pagare l'impresa che sta realizzando ma se il comune riceve con ritardo i soldi dalla Regione, a sua volta imbrigliata nei vincoli contabili, il cortocircuito è inevitabile. Risultato? I cantieri si bloccano per ripartire quando ci sarà nuova liquidità.
Questione di giorni hanno assicurato il direttore dei lavori, l'architetto Marcello IannUziello e il primo cittadino di Scanzano, Salvatore Iacobellis (architetto di professione).
“A breve riprenderanno i lavori sospesi  per problemi legati al patto di stabilità. Abbiamo provveduto a pagare l'impresa che a giorni riprenderà l'attività; probabilmente già la settimana prossima, occorrerà fare i conti anche con l'instabilità atmosferica”, ha chiarito l'archiTetto Marcello Iannuzziello.

Due milioni e trecento mila euro, dati dalla Regione,   già spesi?
“No, assolutamente no; non tutti. Stiamo predisponendo una perizia di variante per l'assorbimento del ribasso d'asta che è notevole, il 40 % all'incirca”. Che ha precisato: “L'intervento complessivo per la realizzazione della Città della Pace è di 20 milioni, ciò significa che oltre al complesso saranno realizzate strutture come la zona destinata ad attività complementari, laboratori artigianali, l'anfiteatro con il cinema, la palestra, gli impianti sportivi, i parcheggi. Nella struttura già presente, quella gà visibile,  e che sarà completata, saranno ospitate sale per i laboratori, gli uffici, locali destinatei ad aule, alcuni a residenze”. Al tecnico sono state chieste informazioni rispetto all'intervento che riguarda la realizzazione delle settecento villette: i privati edificheranno ma allo stesso tempo realizzeranno le urbanizzazioni che serviranno la Città della Pace. “Il piano di lottizzazione è stato adottato, sono scaduti i termini di pubblicazione e il progetto arriverà alla fase di approvazione definitiva. Nel frattempo i lottizzanti (sei quote) stanno predisponendo la valutazione di impatto ambientale su progetto esecutivo”.

Lottizzazione tutta regolare? “La Procura non è mai venuta, mai è stata chiesta alcuna carta. E' tutto lecito”.

Sul caso è stato sentito anche il sindaco di Scanzano. Acqua negli scantinati, ferri arrugginiti, dopo la venuta del Dalai Lama ci si aspettava un intervento rapido che portasse al completamento delle opere già iniziate, invece cosa è accaduto?
“Speravo che dopo le elezioni arrivasse un Governo stabile che mettesse mano al patto di stabilità, nel senso che lo allentasse. Con il patto di stabilità in sostanza ci sono i soldi ma il comune non può spenderli. La ditta fa gli stati di avanzamento e li manda al comune, il comune a sua volta manda alla Regione che paga. Se la Regione per i problemi causati dal patto di stabilità i soldi non li manda, noi (il comune, ndr) non possiamo pagare la ditta. La ditta il contratto l'ha fatto con il comune, quindi noi di tanto in tanto qualcosa l'anticipiamo però più di qualche centinaia di migliaia di euro non possiamo”.

In sostanza quella che ha appena descritto è la filiera del ritardo? “Sì. Il paradosso è che io oggi potrei addirittura multare la ditta che non ha finito nel tempo stabilito i lavori”.

In questo quadro azzardare una previsione su quanto termineranno i lavori è difficilissimo: si accollerebbe il rischio, potrebbe dire quando finiranno?
“No, per un semplice motivo: la Regione mi ha fatto firmare un contratto, avrei dovuto finire i lavori in un anno e mezzo. Ciò non è accaduto ma non sono arrivati i soldi per pagare la ditta. Il mio auspicio è che in Europa Bersani e Holland facciano un accordo affinché sia allentato il vincolo imposto dal patto di stabilità. Noi parliamo tanto d'Europa ma non sappiamo che il debito dell'Europa unita è molto inferiore a quello degli Usa e del Giappone e non si capisce perché non possiamo allentare i vincoli”.

Paradossalmente anche la Regione potrebbe accusare  il comune di essere inadempiente? “Potrebbe farlo, è paradossale”.

I lavori quando riprenderanno? “La settimana prossima, la ditta avrà i soldi e ricomincerà subito. Spero che la Regione non chiuda i rubinetti ad Aprile a causa patto di stabilità. Da architetto potrei assicurare che se arrivassero i soldi, ad agosto la struttura sarebbe completata, ma c'è il patto di stabilità”.[Gianluca Pizzolla]


giovedì 21 febbraio 2013

Nucleare, il problema dei rifiuti non può essere dimenticato nella pancia della terra

Mentre in Inghilterra la procedura per realizzare un deposito sotterraneo viene sospesa in Italia si attende l'imposizione di una scelta. Un'analisi di Pasquale Stigliani

 

Successivamente al famigerato decreto “Scanzano” (v. Staffetta 02/07/10), il legislatore nazionale ha individuato nel D.lgs. n. 31/10 la disciplina per la localizzazione e la realizzazione del deposito nazionale destinato allo smaltimento dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività e al solo immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato. L'indicazione, osserva la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia approvata nella seduta del 18 dicembre 2012, è chiara in merito alla scelta della soluzione temporanea di lungo termine per i rifiuti di terza categoria e del combustibile nucleare irraggiato, mentre non è altrettanto esplicita per quanto attiene al tipo di deposito – di superficie o geologico – per i rifiuti di seconda categoria. Tuttavia, secondo la Commissione, diversi elementi rinvenibili nel decreto portano a concludere che il legislatore abbia fatto implicito riferimento a un deposito di superficie.
In merito al destino finale dei rifiuti ad alta attività, al termine della fase di immagazzinamento provvisorio di lunga durata, la Commissione precisa riportando la dichiarazione del Ministro Passera nella audizione del 7 marzo 2012 in cui si esprime piena fiducia che, anche in considerazione dei limitati volumi di tali rifiuti, si possa giungere ad una soluzione regionale europea: viste le esigue quantità detenute, si guarda con interesse alla realizzazione di un sito di stoccaggio europeo intensificando le forme di cooperazione tra i Paesi interessati alla gestione condivisa di questi rifiuti. Il Ministro precisa che a tal fine è stato costituito un working group multinazionale per valutare la fattibilità della costituzione di un'organizzazione europea senza fini di lucro per lo sviluppo del deposito. Questa organizzazione dovrebbe chiamarsi ERDO (European repository development organisation) e dovrebbe portare alla realizzazione di uno o più depositi geologici condivisi in Europa.
Quinti, le criticità della gestione dei rifiuti nucleari vorrebbero ad essere risolte all'interno di un percorso europeo indicato dalla direttiva 70/2011/Euratom con la realizzazione di uno o più depositi geologici. I paesi europei dovranno sottoporre i loro primi programmi nazionali alla Commissione entro il 23 agosto 2015 indicando i tempi per la costruzione e le modalità di finanziamento dei depositi finali.
Va segnalato che l'esperienza internazionale rispetto alla realizzazione dei depositi geologici non ha prodotto risultati. Da decenni è indagata la fattibilità del deposito geologico di profondità in argille, granito o sale, dove richiudere “per sempre” tali scorie. Questa scelta, seguita da Francia, Finlandia, Germania, Svezia, Inghilterra è tuttavia oggetto di un ampio dibattito, essendo in discussione la sua pratica fattibilità, la sicurezza e la sostenibilità economica. Ad oggi, sono stati realizzati vari laboratori sotterranei sperimentali e di ricerca, ma nei pochi depositi geologici operativi sono stati riscontrati problemi, come nel sito tedesco di Morsleben, miniera di sale che sta ora strutturalmente cedendo, dimostrando l'inaffidabilità delle rocce saline, e nel deposito del Monte Yucca negli USA (ritenuto oggi insicuro, costato 10 miliardi di dollari). Anche i francesi, alle prese con il progetto del sito sotterraneo nel Meuse, si cautelano definendolo “sperimentale”.
Dall'Inghilterra in questi giorni giunge la notizia che il Cumbria County Council, l'amministrazione del territorio in cui sorge anche la centrale nucleare di Sellafield, dopo quattro anni di discussione e accordi ha bocciato lo stage four di esplorazione del sito, una fase necessaria per la realizzazione di un deposito sotterraneo profondo. Per il leader del Cumbria County Council, Eddie Martin, “non è il posto geologicamente migliore nel Regno Unito e gli sforzi del Governo devono concentrarsi sullo smaltimento sotterraneo delle scorie nel posto più sicuro, non nel più facile. La Cumbria ha un paesaggio unico e di fama mondiale, che ha bisogno di essere amato e protetto.” Ciò che emerge di interessante non è la passione del leader in difesa della bellezza del territorio ma la procedura adottata dal legislatore nazionale per l'individuazione del sito. La scelta si basa sulla volontà delle comunità locali di accettare di ospitarlo, ma è previsto anche il diritto di tornare indietro dal processo amministrativo di decisione in qualsiasi momento. Un principio copiato alla base di programmi di successo per la realizzazione dei depositi nucleari in Finlandia e Svezia. Innanzi all'ostruzione, il Dipartimento dell'energia e dei cambiamenti climatici è convinto che il processo sarà portato a termine intraprendendo “un rinnovato slancio per entrare in contatto con altre comunità che possono essere interessate e in grado di ospitare un sito di smaltimento”. Il caso inglese, terra della Magna Charta Libertatum, è l'esempio di uno stato civile che affronta in modo costruttivo il problema garantendo i diritti di partecipazione e di informazione dei cittadini nelle scelte che li coinvolgono.
L'esperienza anglosassone è molto diversa dalla procedura individuata in Italia.
Infatti, già nella II fase della procedura per la localizzazione e l'autorizzazione del deposito nazionale – Intesa sulle aree idonee, se non ci sarà una manifestazione di interesse da parte delle Regioni ad ospitare il deposito in una delle aree del proprio territorio preventivamente individuate dalla SOGIN quali aree idonee alla localizzazione, nel rispetto dei criteri indicati dall'ISPRA, quale ente di controllo, il decreto dispone l'eventuale raggiro dell'opposizione delle Regioni e dei Comuni con l'imposizione della scelta da parte di altri poteri istituzionali. Una impostazione tutta italiana che nasce nella culla della Magna Grecia ma mina i diritti fondamentali dei cittadini con il rischio di sollevare conflitti istituzionali e sociali senza alcuna risoluzione del problema.
In allegato è disponibile la relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
© Riproduzione riservata da Staffetta Quotidiana

sabato 12 gennaio 2013

SCANZANO: SIAMO TUTTI UGUALI, FIGLI DI ASSEGNATARI DELLA STESSA RIFORMA

(Casa colonica degli assegnatari)


E’ stata una lettura appassionata, interessante e coinvolgente, dai molteplici spunti che mi ha portato a riflettere sulla origine della mia terra, della mia Comunità e non solo. Il libro Politica e politiche – Etnografia di un paese di riforma: Scanzano Jonico, da poco pubblicato è una ampia ricerca sulla “politica” e i processi che ne hanno forgiato la sua struttura in un territorio novello, come quello di Scanzano costituito con legge regionale n. 12 del 1974 è formato dalla Riforma Agraria.
L’Autrice Maria Minicucci, Professore di Etnologia delle culture Mediterranee presso la “Sapienza” di Università di Roma, senza nascondere il sapore dell’accoglienza che ha ricevuto da Scanzano nel periodo della sua ricerca, ricostruisce attraverso numerose interviste e osservazioni da un punto di vista articolato e complesso ma esterno i ruoli e i personaggi che hanno contribuito alla vita “istituzionale” della comunità di Scanzano. Tantissime voci, accompagnate da molteplici riflessioni forse mai sufficienti per questo tipo di analisi, plasmano una visione che non vuole pretendere ragione ma aprire domande sui risultati ai quali si è giunti.
Il cammino della lettura è molto lungo perché tanti sono gli argomenti trattati, ma il centro del confronto rimane sempre quello: la “politica”. Come si forma, da dove ha inizio, il passaggio d’assegnatario a cittadino, con quali ruoli si costruisce la comunità di Scanzano e la politica che ha avuto il compito di guidarla.
Si parte dalle origini, quindi dalla Riforma Agraria, passando dalla costituzione di Scanzano in Comune fino a pochi anni fa’, seppur la ricerca è stata focalizzata in determinati periodi.
Tante le sollecitazioni, anche per uno come me che ha vissuto e vuole continuare a vivere nel suo paese, in particolare quando si parla delle cose reali indicate direttamente da chi come protagonista ha costruito quella esperienza.
Il quadro illustrato è quello di una molteplice diversità di cittadini che sotto l’effigie della riforma agraria hanno cercato di emergere socialmente dal loro stato in cerca di una nuova identità senza mai dimenticare la propria origine. L’elemento della crescita e dello sviluppo non è individuato nella burocrazia che la riforma aveva prodotto ma nel lavoro che i molti avevano dedicato nella coltivazione e nella produzione della loro terra. E proprio i sacrifici del lavoro, avvolte anche molto duro essendo ancora nel periodo in cui gli strumenti a disposizione (pensiamo all’asino a al cavallo per il trasporto) erano lontani dalla meccanizzazione che giungerà negli anni avvenire, costituisce il collante degli assegnatari prima dei cittadini dopo, alla loro nuova origine racchiusa prevalentemente intorno al loro podere. Un elemento che si percepirà soprattutto nella civile protesta del 2003, contro il deposito di scorie nucleari che voleva essere ubicato dal Governo Berlusconi, quando i cittadini di Scanzano ma non solo, si sollevarono in difesa della loro terra, del loro lavoro, dei sacrifici che gli hanno permesso di emergere socialmente rispetto ad una scala sociale di origine che occupava gli ultimi gradini. Un momento “politico intenso”, forse secondo solamente alle lotte contadine, le stesse che hanno reso possibile la riforma e quando di bello oggi noi godiamo e possiamo raccontare.
Gli spunti di discussione del libro, ripeto, sono molteplici. Per non stancare la lettura dai piaceri che si potrebbero conoscere per chi come me si immergerà nella lettura, mi soffermerò per concludere questa  mia breve ma sentita considerazione sulla parte centrale, la “politica”.
Per affrontare un giudizio più pragmatico sarebbe necessario storicizzare il concetto che matura man mano che il paese consolida le sue relazioni: da una prima pratica legata alla riforma, alla sua burocrazia, a quelle successive di Scanzano Comune, nei primi anni di vita della sua istituzione quando si sono costruite le basi e l’ossatura urbanistica del paese fino al consolidamento di rapporti e relazioni che si frappongono tra status familiari di amicizia e tradizionali. Una sintesi generale e spero efficace, ritengo fosse utile farla partendo dalla fine, di come la politica oggi si mostra senza attribuire responsabilità dirette, seppur sono presenti personaggi che hanno avuto più di altri protagonisti un ruolo anche nel tempo e quindi una responsabilità maggiore rispetto ad altri, che il libro ben individua.
Un intreccio di relazioni fondate su interessi particolari che spesso, sotto mentite spoglie, non si sono conciliate con la vocazione agricola e turistica del territorio, ma hanno ostacolato la crescita economica, sociale e culturale della “politica” della comunità che non è riuscita a tener cura della bellezza, e della forza che lei stesso ha prodotto. Mi riferisco ai tanti giovani, immersi nei problemi o costretti a far la valigia. A quelli che si sono formati fuori e oggi ricoprono importanti ruoli senza più tornare se non da semplici visitatori nei periodi estivi per l’amore della loro terra, della loro famiglia, senza intralciare i lavori della politica della comunità. Un duplicato che rispecchia anche l’organico della politica amministrativa del Comune di Scanzano J.co dove il vecchio continua a trovare spazio anche con alcune seppur poche facce nuove ma senza cambiamento, senza alcuna proposta di rinnovamento al di la delle vecchie logiche. Ad esempio la partecipazione alla politica, alla vita culturale del paese vede forti limiti in particolare nei confronti dei giovani che seppur intelligenti ancora oggi nel territorio di Scanzano J.co non hanno luoghi di incontro alternativi a quello di sale da gioco o dei bar dove poter costruire una identità fondata sul senso della collettività. Da anni ormai oltre a chiudere la biblioteca che poteva essere un contenitore di formazione culturale importante per lo sviluppo di una cultura scanzanese, di una comunità, sono assenti, se non piccoli focolai, quei motori di aggregazione giovanile in cui la comunità, nella sua diversità emergeva.
Questo elemento negativo che a mio parere è presente nella politica di Scanzano può e deve essere superato. Precedentemente, a Scanzano le occasioni in cui i giovani si sono resi protagonisti delle scelte politiche che riguardano loro e il proprio territorio non sono mancati. A maggior ragione oggi che gli strumenti informatici permettono di uscire dal nostro paese e parlare anche con l’altra parte del mondo senza necessità di mettersi in  fila per tre.


Scazano J.co, 12 gennaio 2013-01-12
                                                                                                 Pasquale Stigliani

venerdì 11 gennaio 2013

Scanzano J.co: convocazione del consiglio comunale

Il Consiglio Comunale di Scanzano Jonico si riunirà, in sessione straordinaria, nella Sala Consiliare della Sede Municipale il giorno 17 gennaio 2013, con inizio alle ore 18.00, in prima convocazione, ed il giorno 18 gennaio 2013, con inizio alle ore 18.00, in seconda convocazione, per la trattazione degli argomenti indicati nell’ordine del giorno.



1. Lettura ed approvazione verbali sedute precedenti.
2. Regolamento sui controlli interni. Approvazione.
3. Regolamento comunale per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di
linea con autovettura. Servizio di Taxi – Servizio di autonoleggio con conducente (NCC).
Approvazione.
4. Approvazione nuovo schema di Convenzione per la cessione in proprietà delle aree
comprese nel PIP turistico in località “Lido Torre”

mercoledì 2 gennaio 2013

Sistema petrolifero in overcapacity. Fermiamoci un attimo a riflettere



OOOOOOOHHHH Ragazzi, il sistema petrolifero italiano è in situazione di overcapacity sia nel comparto industriale che in quello della distribuzione, avrebbe recitato Maurizio Crozza. Invece no. E’ il messaggio, ripreso dalla rivista Staffetta Quotidiana, che il Presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, ha trasmesso la scorsa settimana in occasione della presentazione del Preconsuntivo 2012. A quanto pare nel 2012 i consumi di energia italiani hanno fatto registrare una nuova e pesante frenata rispetto all’anno precedente, stimata intorno al 4%, che ci ha riportato sui livelli di metà anni 90. A pesare, in particolare la forte recessione economica, nonché i prezzi rimasti elevati: fattori che hanno inciso pesantemente proprio sul petrolio. Nel dettaglio si è riscontrato nel 2012 il forte calo del petrolio (-10,6%), meno incisivo per il gas (-4,5%), contro una crescita per i combustibili solidi (+6%) e le rinnovabili (+10%). Il petrolio è la fonte energetica che ha pagato il prezzo più alto alla crisi, subendo sia l’impatto dei minori consumi delle famiglie, sia quello della flessione della produzione industriale (con il conseguente minore spostamento di merci). Esso rimane comunque la prima fonte di energia del paese con un peso del 36,2%, seguita dal gas con il 35,7%, anche se la distanza fra le due si sta assottigliando.
Questi numeri ci fanno riflettere non solo sul sistema energetico in generale ma sulla necessità fondamentale del reperimento delle risorse, in questo caso del petrolio. Allora il salto nella terra di Basilicata diventa spontaneo soprattutto per chi in quella terra, come me, ci è cresciuto e ci vorrebbe anche costruire il proprio futuro. Infatti in Basilicata, si estrae l’85% della produzione nazionale di petrolio, con una probabile crescita dello sfruttamento cosi come indicato nella SEN (Strategia Energetica Nazionale) ma forse inutile o sicuramente meno remunerativo se consideriamo la relazione di De Vita. Nello scenario illustrato in questa fase, senza alcune considerazione rispetto agli effetti sull’ambiente e la salute ne tento più sulle ricadute dello sviluppo del territorio su cui c’è molto da rifletttere, il petrolio Lucano verrebbe sicuramente meno valorizzato. Per tale motivo forse e non solo, sarebbe più ragionevole che il Governo sospenda con urgenza ogni tipo di attività estrattiva sul territorio nazionale o in mare e apra una grande riflessione sulla necessità di proseguire l’estrazione di idrocarburi (come indicato nella SEN) o sospenderla (come ritengo) per investire nella tutela e nella valorizzazione della bellezza del patrimonio italiano e lo sfruttamento di energie rinnovabili, in particolare quella solare che renderà in futuro questa considerazione effimera. 

2 gennaio 2013 - Pasquale Stigliani

venerdì 7 dicembre 2012

Così le clementine di Scanzano sono vendute online Il cliente sceglie la confenzione, consegna in 24 ore

Dal produttore al consumatore, senza nessun passaggio intermedio: la ditta Stiglianisperimenta un nuovo modello
L'imprenditore Stigliani di Scanzano vende online la frutta di stagione

Dal produttore al consumatore, senza nessun passaggio intermedio. Niente di innovativo, si potrebbe pensare, se non fosse che l’acquisto avviene su Internet e che i prodotti in questione non sono quelli che abitualmente si trovano su eBay. In vetrina, infatti, non c’è niente di tecnologico, ma la frutta di stagione, che nel giro di 24 ore arriva dal Metapontino sulle tavole di mezz’Italia. A sperimentare la via dell’ecommerce è l’azienda agricola Stigliani di Scanzano Jonico, che da circa un mese ha messo in vendita sul suo sito Internet clementine e arance navel in confezioni di diverse dimensioni, oltre al tradizionale olio extravergine d’oliva. 
«Siamo ancora in una fase di start up - spiega Pasquale Stigliani, proprietario dell’azienda creata da suo nonno, Francesco Carbone, nel lontano 1953 - ma per il momento siamo abbastanza soddisfatti perché l’esperimento sta funzionando. La nostra campagna di comunicazione, tra l’altro, è appena partita. Nel giro di 3/4 mesi riusciremo a capire se l’idea è replicabile su scala territoriale. La prospettiva, a ogni modo, è molto interessante». Certo, per ora, a ordinare online arance e clementine sono stati prevalentemente parenti e amici lucani sparsi lungo lo Stivale, ma l’obiettivo è allargare il mercato nei prossimi mesi puntando su prodotti genuini a costi contenuti. 
E per essere sicuri che il prezzo sia competitivo la chiave è tenere sempre un occhio sulla Rete. «Grazie a Internet - racconta ancora Stigliani - possiamo verificare quanto costano gli agrumi nei mercati all’ingrosso, per esempio a Torino o Bologna. In questo modo, possiamo capire che prezzo fare per essere più convenienti rispetto ai fruttivendoli del posto». 
Comprare la frutta di stagione dall’azienda di Scanzano è come fare qualsiasi altro acquisto sul web. Il cliente può vedere la merce direttamente dal portale, optando per la confezione che si adatta meglio alle sue esigenze. Basta una carta di credito, bonifico bancario o acquisto tramite pay pal e il gioco è fatto. «Di solito - prosegue Pasquale - accumulo gli ordini fino al lunedì e le spedizioni partono tra martedì e mercoledì». Appena partita la merce, agli acquirenti viene recapitata una mail di avviso con gli estremi per tracciare il percorso. Il corriere garantisce la consegna nel giro 24-48 ore, nel caso di tragitti più complicati come le spedizioni nelle isole. «In ogni caso - continua Stigliani - sulle tavole arriva un prodotto freschissimo, ed è questo uno dei punti di forza su cui facciamo leva. Ovviamente, dovremo apportare dei correttivi per migliorare la funzionalità del sistema, ma ci vorrà il tempo per maturare esperienza e capire come ridurre alcuni costi, per esempio sui materiali del packaging». 
Al momento, l’azienda agricola di Scanzano commercializza online clementine e arance,  ma l’obiettivo è variare l’offerta inserendo via via frutta di stagione. Così, a fine mese, sarà tempo d aggiungere le confezioni con i limoni. A lungo termine, si pensa anche di puntare su frutta più difficile da gestire degli agrumi, come pesche o fragole, con un packaging che preveda del ghiaccio refrigerato capace di mantenere la freschezza del prodotto.
martedì 04 dicembre 2012 15:57
Dal Quotidiano di Basilicata di Antonio Liotta

sabato 1 dicembre 2012

Il nono anniversario della Rivoluzione di Scanzano: fra Città della Pace e oblio

L'anniversario della liberazione dal terrore nucleare che nel 2003 si abbatté su Scanzano Jonico, quando il piccolo centro fu individuato da quel Governo Berlusconi come ideale per ospitare una cloaca radioattiva.
Poi la reazione decisa e composta di un popolo che ha riconquistato la sua terra, la dignità proprio “come fecero i padri durante le lotte contadine”. Ieri sera nella sala consiliare c'erano alcuni dei protagonisti di quelle giornate (dal 13 al 17 Novembre), l'associazione ScanZiamo le Scorie, i rappresentanti del mondo dell'informazione che schierati in prima linea offrirono le cronache di quei giorni e i retroscena; questi ultimi annunciati, poi smentiti e poi confermati dai fatti, dalla storia.
C'era il sindaco di Scanzano, Salvatore Iacobellis,  che ha parlato della Città della Pace e delle possibilità di rescita che offrirà. Progetto sostenuto dalle maggioranze consiliari delle ultime legislature  ma che non ha messo proprio tutti d'accordo, Pasquale Stigliani, ex consigliere  comunale (nel primo governo cittadino Iacobellis)  e militante di ScanZiamo le Scorie ha rinnovato - pungolato dalle domande - le sue obiezioni in merito. Infine la delusione, espressa senza mezze parole, da Filippo Mele, cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, che ha seguito e raccontato quei giorni, quelli precedenti al 13 Novembre, quando arrivò il contenuto in qualche modo paventato e confezionato in quella ormai famosa “Ansa” che condannò Scanzano, e quelli successivi. Quando avrebbe voluto una reazione diversa, più sentita, più fitta di iniziative e momenti di confronto. Per la serie: non si può dimenticare un po' alla volta una rivoluzione di quella portata. Alla serata hanno offerto il loro contributo artistico i musicisti della Krikka Reggae; l'incontro è stato moderato dalla giornalista Angela Mauro.
DONATO NARDIELLO (presidente di ScanZiamo le Scorie) . “Un'emozione grande, l'associazione vive per mantenere vivo il ricordo di quelle giornate e a questo compito stiamo assolvendo egregiamente. L'emergenza nucleare non è finita. L'Enea continua ad essere un sito attivo, lì ci sono ancora le barre di Elk River. Se ci sono quelle perché non portare altre barre, questo ci domandiamo”. Sul rischio trivellazioni preliminari all'estrazione di petrolio nello Jonio, Nardiello si è così espresso: “ScanZiamo le Scorie è pronta a fare le barricate. E' un progetto che viene da lontano e si è dato troppo spazio a 'quelli del petrolio', occorreva muoversi già alcuni anni fa”.
PASQUALE STIGLIANI (attivista di ScanZiamo le Scorie). DOMANDA: Si è avverte negli scanzanesi e nei lucani lo spirito rivoluzionario di quei giorni? RISPOSTA:  “A Scanzano quell'esperienza è ancora viva.  Quelle giornate hanno lasciato un segno indelebile. Io frequento le case di tanti concittadini e vedo ancora esposte le foto di quelle giornate, tanto basta indipendentemente dalla partecipazione fisica ad appuntamenti come quello di stasera. In quelle immagini domestiche, esposte come fossero un qualcosa di sacro, trasuda la bellezza di quelle giornate”. Sul rischio attuale, Stigliani ha fatto riferimento al combustibile nucleare presente in Trisaia. “Chi ha gestito quella vicenda, vista dalla parte sfavorevole per Scanzano e la Lucania, oggi continua ad essere parte attiva nelle decisioni che attengono alla materia nucleare. Dirigenti che all'epoca avevano un ruolo e attualmente ne hanno un altro, sempre di rilievo, e sempre nella stessa orbita decisionale. Hanno ancora il potere di governo rispetto al nucleare: le carte sono un po' cambiate ma la sostanza è la stessa, sono sempre loro a decidere sebbene da postazioni diverse. Questo non ci tranquillizza, perché come ho spiegato chi decide, benché con ruoli diversi, sono sempre le stesse persone”. Quanto alla Sogin, ha detto: “La Sogin fa alchimia. Dovrebbe semplicemente rispettare i tempi così come aveva già indicato nel crono - programma sei - sette anni fa, quando si facevano i primi tavoli per la trasparenza. Ad oggi i cask ( i contenitori che dovrebbero custodire il materiale nucleare in sicurezza) sono ancora in fase di ri-progettazione e non di costruzione”.
D: L'associazione aveva lanciato l'idea del centro di documentazione, ci sono novità?
R: “L'idea è ancora viva ma non ci sono fondi per realizzarla, il lavoro è fatto da volontari. Il centrodocumentazione oltre che riprendere le giornate di Scanzano, potrebbe contribuire alla contro-informazione, quella antagonista a chi difende le scelte nucleari. Spesso i tecnici della Sogin dicono ciò che a loro piace”.
D: La Città della Pace come pietra tombale a qualsiasi appetito nucleare, lei come la vede. Ha fatto il consigliere comunale, prima in maggioranza, poi opposizione nella stessa legislatura,  e ha votato contro quella decisione.
Scanzano J.co - Terco Cavone - Campo Base, 18 nevembre 2003
R: “La motivazione che ho fornito è agli atti del Consiglio comunale oltre  che sul mio blog. Ancora oggi sono convinto che quella scelta sia la più sbagliata che si potesse fare. Scanzano ha il bisogno di manifestare il senso reale di quella protesta e ciò avrebbe dovuto essere fatto attuando un recupero della ex centrale del Latte. Quell'edificio, utilizzando fondi regionali, doveva essere un centro di creatività e il comune avrebbe dovuto muoversi in quella direzione. I fondi sono stati stanziati con il progetto 'Visioni Urbani' a Marconia di Pisticci è stato rimesso a nuovo un edificio abbandonato. Stessa cosa in altri comuni lucani. Prima si andò in questo senso po i la sterzata improvvisa con la lottizzazione dell'area. Tutto ciò a Scanzano non serviva. Se avessimo fatto della ex centrale del Latte Rugiada un laboratorio di creatività  a quest'ora avremmo avuto un'attività concreta e non una struttura di cemento armato non ultimata”.
FILIPPO MELE (Giornalista Gazzetta del Mezzogiorno). D: Cosa è rimasto di quelle giornate?
R: “Non è rimasto nulla. E di questa cosa sono molto deluso. Se non fosse per le iniziative di ScanZiamo le Scorie – che anche loro pian piano si sono affievoliti, si sono ridotti di numero, di impegno perché ognuno ha il suo lavoro, le sue occupazioni – qui quest'anno, a nove anni dalla battaglia, non sarebbe successo nulla”.
D: L'obiezione che le potrebbe essere rivolta è che criticare è semplice, la sua proposta quale sarebbe per rinverdire quei ricordi, quelle emozioni?
R:“Ho proposto ogni anno con i mezzi che ho a disposizione (sono apparsi diversi articoli su La Gazzetta del Mezzogiorno) iniziative forti come  il cambio del nome del paese, da Scanzano Jonico a Scanzano della Battaglia. Istituire la via Dell'Antiscorie, oppure la via del Campo Base; chiedere agli agricoltori la possibilità di mettere a disposizione i muri delle palazzine affinché i pittori potessero dipingere ciò che gli veniva in mente di quelle giornate, un modo per ricordare attraverso l'arte. Inaugurare e riproporre ogni anno, nei 14 giorni della battagli, il Festival dell'Antiscorie a Scanzano con una iniziativa culturale di spessore ogni sera: concerti, presentazione di libri, incontri con gli autori, incontri con i giornalisti. Molte di queste proposte hanno trovato il sostegno di Pasquale Stigliani e del professor Scalia. Dare a quelle giornate l'importanza che meritano. Ho sempre detto che i nostri genitori hanno conquistato le terre che oggi abbiamo con la battaglia e noi, quelle terre, le abbiamo difese dall'aggressione delle scorie. Le giornate di Scanzano del 2003 hanno la stessa dignità delle Lotte contadine”.
Città della pace con annessa lottizzazione.
SALVATORE IACOBELLIS (sindaco di Scanzano). Dopo nove anni cosa è rimasto da quel 2003, lo spirito rivoluzionario è vivo negli scanzanesi, nei lucani? “Sicuramente c'è più consapevolezza nei propri mezzi. Non essere all'iniziativa che ricorda quei giorni non è segno di oblio di quelle giornate perché chi doveva esserci in quei giorni ha dimostrato di tenere alla causa e di fare ciò che andava fatto; poi  si è tornati agli impegni quotidiani ma sicuramente nessuno ha perso quello spirito”.
D: La città della Pace, vista la linea accolta dalla maggioranze che si sono susseguite nelle ultime legislature da lei guidate, dovrebbe essere la pietra tombale di qualsiasi  nostalgia nucleare, ci sono sviluppi rispetto al progetto?
R: “Il progetto va avanti. L'edificio, nonostante tutte le difficoltà legate alla contingenza economica, ai limiti imposti dal patto di stabilità, cresce. La conquista è aver trasformato quella zona da estrattiva a zona agricola. L' ci sarà la Città della Pace ma anche lo sviluppo turistico. Per Terzo Cavone, quella minaccia è ormai solo un ricordo”..
D: L'Associazione ScanZiamo le Scorie ha lanciato  sin dall'inizio l'idea di un Centro di Documentazione, come si concilia questa idea con il progetto complessivo Città della Pace?
R: “Lo spazio è enorme, le opportunità anche nel campo della ricerca ambientale saranno molteplici. Non si farà solo accoglienza. L'idea di ScanZiamo le scorie di intona bene con quanto previsto”.
Articolo di [GianPi] dal Metapontino.it Ultima modifica ore 10,06 - 28 Nov 2012