"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza" di A. Gramsci.

martedì 3 luglio 2012

PUGLIA RINNOVABILE E SOSTENIBILE UN CONVEGNO A BARI E UN PREMIO AI “COMUNI RAGGIANTI”

Pubblica amministrazione,  mondo della ricerca e imprese della Green economy s’incontrano a Bari, venerdì 6 luglio, in occasione del convegno “Puglia rinnovabile e sostenibile”, con il patrocinio dell’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia e del Comune di Bari. Lo spiega chiaramente il sottotitolo dell’appuntamento, annunciando che si parlerà del “Ruolo di Comuni, imprese, ricerca e società civile a favore della concreta conversione energetica”.
Organizzato da EnergoClub Onlus il convegno si svolgerà a partire dalle ore 9 all’Hotel Parco dei Principi (Prolungamento Viale Europa, 6) per evidenziare come l’ambiente rappresenti un’ opportunità di crescita, stabilità e prosperità duratura, così come testimonia anche il Premio Comuni Raggianti che sarà presentato e conferito in tale occasione.
Sarà il noto divulgatore scientifico e conduttore televisivo Mario Tozzi a coordinare gli interventi di autorità politiche ed esperti del settore, che approfondiranno svilupperanno i temi cruciali per un’evoluzione sostenibile del territorio: dai costi delle fonti fossili alle prospettive di sviluppo delle rinnovabili in Puglia, dall’adesione al Patto dei Sindaci alla valorizzazione delle risorse territoriali, alla diffusione di opportunità per l’economia locale…
I lavori saranno aperti dai saluti di Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia. Seguiranno gli interventi di Gianfranco Padovan, presidente EnergoClub Onlus (“ Il Manifesto per l’Energia Sostenibile di EnergoClub: premesse, valori e azioni concrete); Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace Italia (“ I costi delle energie fossili e le opportunità della rivoluzione energetica”); Pasquale Stigliani, curatore rapporto sviluppo delle FER nelle Regioni del Mezzogiorno (“Lo sviluppo delle rinnovabili in Puglia tra aspettative, criticità e risultati concreti”); Paola Di Donato dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR (“Strategie di valorizzazione degli scarti agro-industriali: recupero di biomolecole e produzione di biocarburanti”); Giancarlo Mimiola, deputy administator dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari (“Nuove opportunità per le imprese agricole: energia e biochar da pirolisi di scarti vegetali”); Antonello Antonicelli, direttore area politiche per la riqualificazione, la tutela e la sicurezza ambientale della  Regione Puglia; Francesco Marconi, assessore Ambiente e Risorse energetiche della Provincia di Teramo, referente Coordinamento Agende 21 Locali Italiane (“Il Patto dei Sindaci: una sfida da vincere”) e Michele Emiliano, sindaco del Comune di Bari (“Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile del Comune di Bari”).

Al termine del convegno Mario Tozzi, assieme alle autorità competenti, consegnerà il  Premio Comuni Raggianti ai rappresentanti delle Amministrazioni Pubbliche pugliesi (una Provincia e 23 Comuni) che maggiormente si sono distinti nella promozione di impianti fotovoltaici di piccola taglia (potenza inferiore ai 20 kWp): impianti particolarmente virtuosi che non alterano la naturale vocazione dei territorio e creano, nel contempo, imprenditoria diffusa e nuovi posti di lavoro.



Contatti
Per informazioni e adesioni:
Sara Capuzzo, Resp. Comunicazione Energoclub
comunicazioni@energoclub.org - cell. 328 9577599
 
Info per la stampa:Marina Grasso 
marina.grasso@energoclub.org - cell. 335.8223010 

martedì 12 giugno 2012

Fv su serre agricole, una disposizione penalizzante nel parere delle Regioni

Dopo il parere delle Regioni, il decreto sul quinto Conto energia è in fase di ultimazione al ministero dello Sviluppo economico. Pasquale Stigliani, di Scanzano Energia Ambiente, sottolinea i rischi di una delle proposte di modifica uscite dalla Conferenza Unificata di mercoledì.

 

 









Anche se complessivamente possiamo giudicare positivo il parere delle Regioni, elaborato in esito alla Commissione Politica congiunta energia-ambiente-agricoltura, sullo schema di Decreto recante “Nuova disciplina delle modalità di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica da applicarsi successivamente al raggiungimento dei costi annui degli incentivi indicati dall'articolo 1, comma 2 del D.M. 5 maggio 2011", da una rilettura abbiamo riscontrato che alcune proposte di modifica dello schema, seppur non definite imprescindibili nel parere delle Regioni, quindi non considerate tra le condizioni necessarie per esprimere parere favorevole, segnalano al legislatore la volontà di limitare fortemente lo sviluppo del fotovoltaico in agricoltura, rendendo difficoltoso l'accesso al beneficio del conto energia.
Infatti tra le tante giuste proposte, all'articolo 5 comma 2 il parere delle Regioni chiede che “Per l'accesso al beneficio di cui al presente comma, le serre a seguito dell'intervento devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e della superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 30%; negli altri casi le serre non accedono alla tariffa.” Questa formulazione, oltre a non considerare l'esistenza di impianti già autorizzati che si troverebbero costretti a perdere il lavoro impiegato, è in contrasto con la proposta avanzata dallo stesso Governo in cui si considerano le serre fotovoltaiche che non presentano il rapporto indicato come altri casi che accedono ugualmente alle tariffe individuata nella tipologia di “altri impianti”.
Se fosse accolta la proposta delle Regioni si penalizzerebbero in particolare le imprese del settore agricolo, che potrebbero utilizzare tra i fattori produttivi della loro azienda la struttura della serra fotovoltaica per valorizzare la capacità produttiva, ma non solo.
Si rischia di generare per l'ennesima volta un nuovo caos del settore costringendo gli operatori a ricorrere con azioni legali e ad aprire numerosi contenziosi.
Infatti è il caso di ricordare che già con il precedente IV conto energia il legislatore con l'articolo 14 comma 2 aveva introdotto novità nella realizzazione dato che “le serre a seguito dell'intervento devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e della superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 50%”, provocando conseguentemente numerosi ricorsi su questo argomento specifico. Precisamente, al momento, il contenzioso è ancora aperto, il T.A.R. del Lazio ha sospeso con l'ordinanza n. 2890/11 proprio la parte del IV conto energia sul fotovoltaico che riguarda i requisiti di idoneità degli impianti su serre. Secondo il Tribunale l'applicazione di questo criterio a impianti per i quali sia già stata rilasciata l'autorizzazione sulla base della precedente normativa “appare irragionevole e lesiva degli interessi per gli aspetti connessi al finanziamento dell'opera”. Seppur in attesa dell'udienza fissata l'11 luglio 2012 per l'emanazione di un primo giudizio definitivo, l'ordinanza scardina un tassello del decreto ministeriale verso il riconoscimento della tutela dei diritti acquisiti. Un riconoscimento che verrebbe nuovamente minato nel caso di un accoglimento da parte del Governo della proposta delle Regioni, costringendo nuovamente gli operatori agricoli a difendersi con azioni legali per evitare di essere privati di un'opportunità.
Una danza nel segno nell'incertezza che, come per il caso delle connessioni alla rete elettriche disciplinate dal TICA, non aiuta lo sviluppo del settore delle fonti energetiche rinnovabili. In una nazione nella quale la crescita economica e sociale è già fortemente in pericolo, al fine di evitare altri danni sarebbe necessario dare certezze.
Infine, ritengo utile segnalare che per rendere più funzionale la coltivazione di una serra fotovoltaica l'approccio del rapporto superficie di copertura con quella dei moduli è un metodo sbagliato dal punto di vista progettuale della struttura che non garantisce gli aspetti di coltivabilità. Sarebbe più razionale individuare un rapporto che tenga conto anche della trasparenza dei moduli che permetterebbe non solo la sostituzione di materiali plastici o del vetro ma in particolare di garantire una maggiore quantità di luce all'interno della serra fotovoltaica, fondamentale per ampliare la capacità di coltivazione e l'utilizzo agricolo del terreno.

Pubblicato su Staffetta Quotidiana  dell'11 giungo 2012

domenica 27 maggio 2012

La transizione energetica è già in atto







Imprenditrice agricola che raccoglie le malanzane prodotte
 sotto una serra fotovoltaica


 


In una intervista del 2008 riportata su rinnovabili.it, un noto economista sosteneva che per il raggiungimento degli obbiettivi di Kyoto sarebbe arrivato prima il nucleare di IV generazione delle rinnovabili; e alla domanda "Chi frena di più le fonti rinnovabili: la politica, la lobby del petrolio o quella del gas?" rispose: "Io darei la colpa principale al Secondo Principio della termodinamica; è solo una speranza che la quota di rinnovabili “nuove” nei prossimi anni possa raggiungere il 5%”.
Si è sbagliato, capita. Il nucleare tradizionale è in crisi (ultime notizie: in Giappone attualmente tutte le centrali nucleari sono spente), i progetti per il nucleare di IV generazione continuano a giacere nei cassetti degli scienziati in attesa di un'improbabile messa in opera che in ogni caso richiederebbe decine di anni di sviluppo, mentre in pochi anni le rinnovabili sono decollate. La transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è già in atto nel nostro Paese, anche se alcuni fanatici del nucleare non lo vogliono ammettere, le lobby dei combustibili fossili cercano di opporsi e molti politici e amministratori non sembrano esserne consapevoli. La transizione è in atto e proseguirà lungo la strada ormai tracciata dalle direttive della Unione Europea: entro il 2020, i paesi membri della UE dovranno  ridurre le emissioni di anidride carbonica (-20%), ridurre il consumo d'energia (-20%) e aumentare la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili (+20%), per poi raggiungere il più ambizioso obiettivo di ottenere l'80% dell'energia da fonti rinnovabili entro il 2050.

Nella classifica della potenza fotovoltaica installata a fine 2011, l'Italia (12,5 GW) è al secondo posto preceduta dalla Germania (23,8 GW), ma davanti a Giappone (4,7 GW), Stati Uniti (4,2 GW), Spagna (4,2 GW) e Cina (2,9 G W). Il fotovoltaico installato in Italia durante il 2011 è in grado di generare, su base annua, 12 miliardi kWh, pari all'energia che avrebbe prodotto una delle quattro centrali nucleari da 1.600 MW che il precedente governo intendeva costruire. In altre parole, col fotovoltaico in un solo anno abbiamo costruito l'equivalente di una centrale nucleare, senza aspettare i 10-15 anni, che sarebbero stati necessari per costruirla davvero e, soprattutto, senza creare i numerosi e gravi problemi che il nucleare comporta. Alla fine del 2011 il fotovoltaico da solo copriva il 4,1% della domanda elettrica italiana e da molti mesi la sua immissione in rete ha fatto scendere di almeno il 10% il costo dell'elettricità nelle ore di punta, permettendo di evitare l'accensione delle centrali a gas utilizzate per coprire i picchi di consumo. Ed è proprio la lobby del gas che ora cerca di opporsi alla crescita del fotovoltaico e alla installazione da parte di Terna di accumulatori. Indagini economiche hanno anche dimostrato che gli incentivi per il fotovoltaico pesano solo marginalmente nelle bollette elettriche, mentre generano investimenti privati molto elevati che fanno entrare nelle casse dello Stato un introito Iva quasi doppio rispetto agli incentivi stessi.
Sempre nel 2011, l'eolico da solo ha generato il 4,2% dei consumi elettrici italiani. In questo settore, tuttavia, siamo lontani dai primi della classe: Danimarca (26%), Portogallo (17%), Spagna (15,9%), Irlanda (12%)  e Germania (11%). C'è spazio, quindi, per fare di più. Possibilità ancora maggiori di crescita ci sono nel settore del solare termico, visto che alla fine del 2010 avevamo installato soltanto 34 m2 di collettori ogni mille abitanti, quasi 15 volte in meno rispetto all'Austria (512  m2/mille abitanti). Lo sviluppo di questo settore potrebbe farci risparmiare il 10% del consumo di gas, una quantità pari a quella che importiamo dalla Libia, ed anche per questo la sua diffusione trova ostacoli.
Possiamo fare di più anche nel mini-idroelettrico, nel geotermico e nella produzione di biogas, con rifiuti o scarti agroalimentari, da immettere nella rete di distribuzione del metano. Nel 2011 gli occupati nel settore delle rinnovabili erano 86 mila, rispetto a 41 mila del 2010 e a questa forte crescita si contrappone un calo dell'occupazione nei settori dei combustibili fossili e dell'energia elettrica tradizionale. Infine, un'analisi dell'Istituto Althesys (Irex Annual Report 2012) prevede che lo sviluppo di eolico, fotovoltaico, mini-idro, biomasse e geotermico porterà a risparmiare da 22 a 38 miliardi di euro entro il 2030. Ecco su cosa si deve puntare per una vera crescita del Paese.

Contrariamente a quanto alcuni sostengono, non conviene insistere nella produzione di biocombustibili da biomasse dedicate. Per rappresentare un'alternativa credibile ai combustibili fossili, i biocombustibili devono (i) fornire un guadagno energetico, (ii) offrire benefici dal punto di vista ambientale, (iii) essere economicamente convenienti e (iv) non competere con la produzione di cibo. Spesso queste condizioni non sono verificate. In ogni caso, i biocombustibili possono dare solo un modesto contributo per sostituire i combustibili fossili. Si stima che se gli Stati Uniti volessero sostituire con biocombustibili prodotti con le attuali tecnologie soltanto il 5% dei loro consumi di benzina e gasolio dovrebbero utilizzare il 20% della loro terra coltivabile. Neppure l'utilizzo di nuove tecnologie per trasformare le biomasse in biocombustibili può risolvere il problema. Come fa notare il premio Nobel Hartmut Michel (Angew. Chem. Int. Ed. 2012, 51, 2516 – 2518), l'efficienza del processo fotosintetico nel convertire l'energia solare in biocombustibili è minore di 0.1% e almeno la metà dell'energia immagazzinata nei biocombustibili viene spesa per ottenerli. Per contro, l'efficienza del fotovoltaico è 15%. Considerando anche che i motori a combustione hanno un rendimento del 20% e quelli elettrici del 80%, si arriva alla conclusione che "The combination PV cells/battery/electric engine uses the available lands about 600 times better than the combination biomass/biofuel/combustion".

Facendo parte della UE, anche il nostro paese è tenuto ad adottare la strategia basata su risparmio, efficienza e sviluppo delle energie rinnovabili. Il Governo ha suddiviso il compito da svolgere fra le Regioni che, a loro volta, lo ripartiscono fra i loro Comuni. Ciascun Comune deve formulare una propria strategia energetica integrata, redigere un bilancio energetico annuale e mettere in atto un piano per capire chi consuma, dove si consuma, come si può risparmiare e quanta energia da fonti rinnovabili si può produrre nel territorio. Il sindaco e la cittadinanza, dunque, diventano i protagonisti e, allo stesso tempo, i responsabili della transizione energetica attraverso un agire locale che deve contribuire a raggiungere obiettivi su più ampia scala: regionali, nazionali e, infine, europei. In questo contesto si incardina quello che l'Unione Europea ha chiamato “Patto dei Sindaci”, attualmente su base volontaria, firmando il quale un sindaco si impegna a raggiungere obiettivi precisi entro il 2020. La politica energetica adottata dalla UE è conveniente per il nostro Paese? Certamente. L’Italia ha tutto l’interesse a ridurre i consumi di combustibili fossili che deve importare ed a sviluppare l’utilizzo delle energie rinnovabili, in particolare dell'energia solare, di cui abbonda. Il precedente governo, che puntava allo sviluppo del nucleare, non aveva colto questa opportunità, ma anche oggi ci sono ostacoli di vario tipo che rallentano lo sviluppo delle energie rinnovabili e il raggiungimento di una maggiore efficienza nei consumi energetici. Occorre stabilire con chiarezza un piano per gli incentivi, sveltire le pratiche burocratiche, eliminare gli incomprensibili (o forse fin troppo comprensibili) ritardi negli allacciamenti alla rete elettrica, ammodernare la rete stessa e, cosa molto ardua, contrastare le azioni messe in atto da lobby che vedono minacciate le loro posizioni di rendita fondate sull'uso dei combustibili fossili e sullo spreco.

Numerosi studi emersi in questi ultimi tempi confermano la bontà della politica energetica adottata dalla UE e si spingono oltre nel delineare cosa accadrà nei prossimi anni. Nel recentissimo Reinventing Fire (Chelsea Green Publishing), A.B. Lovins sostiene che la transizione dallo spreco e dall'uso dei combustibili fossili all’efficienza ed all'uso delle energie rinnovabili avrà conseguenze profonde, sarà un po' come ri-inventare il fuoco. Se opportunamente governata e sostenuta da  innovazioni tecnologiche, questa transizione ci permetterà di avere un'economia più forte, un ambiente più sano, numerosi posti di lavoro e servizi più economici e più efficienti. Gli fanno eco J.B. Moody e B. Nogrady, che in The Sixth Wave (Random House) affermano che siamo alle soglie di un nuovo ciclo, una nuova onda di innovazione, la sesta negli ultimi 200 anni: è la transizione verso una nuova economia basata su efficienza nell'uso di tutte le risorse e sul ricorso alle energie rinnovabili. Cavalcando con sapienza quest'onda, sarà possibile separare la crescita economica dal consumo delle risorse e creare un mondo più dinamico, più vivibile e soprattutto più giusto. Oggi la produzione industriale è basata sull’usa e getta: chi produce qualcosa spera che il prodotto si rompa appena scaduta la garanzia. Ma in un mondo con scarsità di risorse non sarà più così. Puntando su efficienza ed energie rinnovabili i prodotti saranno ideati, costruiti ed ottimizzati in modo che possano essere riparati, oppure usati per altri scopi, smontati e riciclati, così da ridurre al massimo i rifiuti e giungere ad un modello di sviluppo sostenibile.
Ormai è chiaro: il futuro avrà un senso soltanto in un mondo sostenibile. Raggiungere questo obiettivo è una grande sfida. Ogni nazione, regione, provincia, comune, ogni persona deve dare il suo contributo. Per vincere questa sfida è necessario anzitutto un grande salto culturale: siamo abituati a pensare che quello che abbiamo non ci basta, istintivamente vogliamo sempre di più. Dobbiamo riacquistare, come ci dice T. Prince in The Logic of Sufficiency (MIT Press), il senso del limite: passare dal vizio del  “di più” alla logica della sufficienza; vivere, cioè, secondo l’etica della sobrietà, della solidarietà e della responsabilità nei confronti della Terra e di tutti i suoi abitanti, presenti e futuri. 

Scritto inviato ad un gruppo di colleghi dell'Accademia dei Lincei da  Vincenzo Balzani, Professore del Dipartimento di Chimica “G. Ciamician", Università di Bologna
vincenzo.balzani@unibo.it


mercoledì 16 maggio 2012

Scanzano. Eco - centro, cittadini incavolati: favorevoli ma che si faccia altrove


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SCANZANO – Sì all'Eco - centro ma che si faccia in un altro posto, non a Terzo Cavone. E' in estrema sintesi questa la posizione di alcuni residenti, commercianti e parrocchiani (foto 3, domenica all'uscita dalla chiesa dopo la messa) ascoltati domenica mattina a Terzo Cavone;  frazione di Scanzano in cui sarà realizzata l'opera (foto apertura il sito individuato che l'ospiterà) che accoglierà
parte dei rifiuti solidi urbani (frigoriferi, televisori, pneumatici, pc, no umido e indifferenziato) che saranno portati dai cittadini. Rifiuti che (si spera) non saranno più abbandonati nelle pinete o nelle numerose discariche abusive che si incontrano percorrendo alcune vie situate nelle campagne (Parisi, Andriace, zona Lido). Una decisione che - oltre alle fibrillazioni politiche delle ultime ore - ha provocato non poche discussioni nell'ultimo consiglio comunale di alcuni giorni fa, il punto oltre ad incassare il no delle opposizioni, Pdl e Progetto Scanzano, ha determinato anche la presa di posizione del consigliere Pina Malvasi (Sel) che si è dissociata - votando no solo in quella circostanza - dalla maggioranza di cui continua a far parte (inizialmente aveva chiesto il rinvio del punto affinché la scelta fosse discussa in maniera approfondita) composta da Pd, Psi e Udc. Malvasi si è infatti detta favorevole all'iniziativa ma non ha condiviso la scelta dell'area troppo vicina all'abitato, alla parrocchia e ad alcune attività commerciali.
Senza trascurare il fatto che il sito si trova nelle immediate vicinanze della SS 106 Jonica, strada molto trafficata. “Sono favorevole all'Eco-centro perché si eviterebbe di buttare la spazzatura di qua e di là”, ha detto Don Mark Stanislaus, parroco della chiesa San Giulio di Terzo Cavone. Il quale ha aggiunto: “Non sono d'accordo che si faccia vicino la chiesa, qui verrà anche il centro Aias e l'ingresso della Città della Pace. Poi teoricamente l'ecocentro è una cosa bella ma siamo sicuri che funzionerà? Inoltre qui a Terzo Cavone abbiamo già il cimitero industriale della ex centrale del latte Rugiada. Anziché risolvere questo problema si rischia di crearne un altro. Ripeto, non sono contrario all'Eco-centro ma che si trovi un altro posto”, ha ribadito Don Mark.  I cittadini e i parrocchiani cosa le dicono?
“Sono un po' incavolati”. Sono in programma manifestazioni o una raccolta firme? “Personalmente non ho organizzato nulla, però invito gli amministratori ad avviare un dialogo. Spieghino ai cittadini le motivazioni precise. Non si possono fare violenze, imporre decisioni. Loro rappresentano il popolo che gli ha eletti”, ha risposto.
“Sbagliatissimo fare l'eco-centro vicino la chiesa. Trovare un altro luogo sì”, così si è espresso un altro cittadino. Il quale ha invitato l'amministrazione a trovare una soluzione diversa. “La politica ci ha già lasciato in eredità il cimitero (la centrale del latte Rugiada, ndr). Ora ne facciamo un altro di museo...(altro che) risorgimento!”
Sullo stesso argomento ha parlato anche Vincenzo Ottavio Le Rose (foto 2), proprietario di un bar ristorante situato di fronte all'ingresso della piccola frazione cittadina, la sua attività si trova a qualche centinaio di metri dall'area (un ex campo di calcio) dove sorgerà l'Eco – centro. “ E' una cosa buona ma va fatto da un'altra parte. Ammiro chi ha avuto questa idea, troppi i frigoriferi, i televisori e gli pneumatici abbandonati ovunque, quindi un centro di raccolta ci vorrebbe. Ciò consentirebbe di dare opportunità di impiego a qualche persona. Bisogna però pensare che qui ci sarà il villaggio dei fanciulli (la Città della Pace), c'è la chiesa, c'è il mio ristorante dal 1952, lo creò mio padre io l'ho ammodernato. Qui ci sono attrazioni come il mare e la spiaggia, Termitito”.
Signor Le Rose, sia il sindaco che l'ingegnere comunale hanno assicurato che il centro non si vedrà, saranno adottate tutte le misure finalizzate a salvaguardare il paesaggio, non basta questo? “Se loro hanno deciso così, non sarò io a mettermi contro nessuno. Ritengo però che l'Eco centro vada fatto da un'altra parte”.
Qui a due passi c'è già un cimitero industriale, la ex centrale del latte, ha qualche proposta? “Io ci farei un mercato all'ingrosso di frutta come ci sono in Puglia e in tante altre parti d'Italia”.
Gianluca Pizzolla

venerdì 11 maggio 2012

Riflessione!

PERCHE' QUANDO SEI UN CITTADINO QUALCUNO DOVREBBE TIRARTI IN BALLO SENZA UN MOTIVO?

QUALE POTREBBE ESSERE LA RAGIONE?

SARA' LA NECESSITA' PERSONALE DI TROVARE SEMPRE UN COLPEVOLE  NEGLI ALTRI PER DISTRARRE I CITTADINI DALLA VERE RESPONSABILITA' CHE SPINGE AD ATTRIBUIRIRE AGGETTIVI INSENSATI?



UN CONSIGLIO PERO' LO VOGLIO DARE, IN UN PICCOLO PAESE COME SCANZANO, DOVE CI SIAMO CRESCIUTI E CONOSCIUTI, FABBRICARE CONGETTURE INCOMPRENSIBILI SUGLI ALTRI PER RAFFORZARE SE STESSI NON PREMIA. ANZI SAREBBE UTILE ASCOLTARE LE ISTANZE DEI CITTADINI CHE SPESSO DANNO ANCHE BUONI CONSIGLI IN PARTICOLARE SULLE TEMATICHE AMBIENTALI.

ALTRIMENTI, RIMANE SOLAMENTE UN EFFIMERO ATTO VILE CHE NON AIUTA LA CRESCITA DELLA NOSTRA COMUNITA'.