"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza" di A. Gramsci.
venerdì 27 luglio 2012
martedì 3 luglio 2012
PUGLIA RINNOVABILE E SOSTENIBILE UN CONVEGNO A BARI E UN PREMIO AI “COMUNI RAGGIANTI”
Pubblica
amministrazione, mondo della
ricerca e imprese della Green economy s’incontrano a Bari, venerdì 6 luglio, in occasione del
convegno “Puglia rinnovabile e
sostenibile”, con il patrocinio dell’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente
della Regione Puglia e del Comune di Bari. Lo spiega chiaramente il
sottotitolo dell’appuntamento, annunciando che si parlerà del “Ruolo di Comuni, imprese, ricerca e
società civile a favore della concreta conversione energetica”.
Organizzato da EnergoClub Onlus il convegno si svolgerà a partire dalle ore 9 all’Hotel Parco dei Principi (Prolungamento Viale Europa, 6) per evidenziare come l’ambiente rappresenti un’ opportunità di crescita, stabilità e prosperità duratura, così come testimonia anche il Premio Comuni Raggianti che sarà presentato e conferito in tale occasione.
Sarà il noto divulgatore scientifico e conduttore televisivo Mario Tozzi a coordinare gli interventi di autorità politiche ed esperti del settore, che approfondiranno svilupperanno i temi cruciali per un’evoluzione sostenibile del territorio: dai costi delle fonti fossili alle prospettive di sviluppo delle rinnovabili in Puglia, dall’adesione al Patto dei Sindaci alla valorizzazione delle risorse territoriali, alla diffusione di opportunità per l’economia locale…
Organizzato da EnergoClub Onlus il convegno si svolgerà a partire dalle ore 9 all’Hotel Parco dei Principi (Prolungamento Viale Europa, 6) per evidenziare come l’ambiente rappresenti un’ opportunità di crescita, stabilità e prosperità duratura, così come testimonia anche il Premio Comuni Raggianti che sarà presentato e conferito in tale occasione.
Sarà il noto divulgatore scientifico e conduttore televisivo Mario Tozzi a coordinare gli interventi di autorità politiche ed esperti del settore, che approfondiranno svilupperanno i temi cruciali per un’evoluzione sostenibile del territorio: dai costi delle fonti fossili alle prospettive di sviluppo delle rinnovabili in Puglia, dall’adesione al Patto dei Sindaci alla valorizzazione delle risorse territoriali, alla diffusione di opportunità per l’economia locale…
I
lavori saranno aperti dai saluti di Lorenzo Nicastro, Assessore alla
Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia. Seguiranno gli interventi di Gianfranco Padovan, presidente
EnergoClub Onlus (“ Il Manifesto per l’Energia Sostenibile di EnergoClub:
premesse, valori e azioni concrete); Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo
Greenpeace Italia (“ I costi delle energie fossili e le opportunità della
rivoluzione energetica”); Pasquale
Stigliani, curatore rapporto sviluppo delle FER nelle Regioni del
Mezzogiorno (“Lo sviluppo delle rinnovabili in Puglia tra aspettative, criticità
e risultati concreti”); Paola Di
Donato dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR (“Strategie di
valorizzazione degli scarti agro-industriali: recupero di biomolecole e
produzione di biocarburanti”); Giancarlo
Mimiola, deputy administator dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari
(“Nuove opportunità per le imprese agricole: energia e biochar da pirolisi di
scarti vegetali”); Antonello
Antonicelli, direttore area politiche per la riqualificazione, la tutela e
la sicurezza ambientale della
Regione Puglia; Francesco Marconi, assessore Ambiente e Risorse
energetiche della Provincia di Teramo, referente Coordinamento Agende 21 Locali
Italiane (“Il Patto dei Sindaci: una sfida da vincere”) e Michele Emiliano, sindaco del Comune di
Bari (“Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile del Comune di Bari”).
Al
termine del convegno Mario Tozzi, assieme alle autorità competenti, consegnerà
il Premio Comuni Raggianti ai
rappresentanti delle Amministrazioni Pubbliche pugliesi (una Provincia e 23
Comuni) che maggiormente si sono distinti nella promozione di impianti
fotovoltaici di piccola taglia (potenza inferiore ai 20 kWp): impianti
particolarmente virtuosi che non alterano la naturale vocazione dei territorio
e creano, nel contempo, imprenditoria diffusa e nuovi posti di
lavoro.
Contatti
Per
informazioni e adesioni:
Sara Capuzzo, Resp. Comunicazione Energoclub
comunicazioni@energoclub.org - cell. 328 9577599
Sara Capuzzo, Resp. Comunicazione Energoclub
comunicazioni@energoclub.org - cell. 328 9577599
Info per la
stampa:Marina Grasso
marina.grasso@energoclub.org - cell. 335.8223010
lunedì 25 giugno 2012
martedì 12 giugno 2012
Fv su serre agricole, una disposizione penalizzante nel parere delle Regioni
Dopo il parere delle Regioni, il decreto sul quinto Conto energia è in fase di ultimazione al ministero dello Sviluppo economico. Pasquale Stigliani, di Scanzano Energia Ambiente, sottolinea i rischi di una delle proposte di modifica uscite dalla Conferenza Unificata di mercoledì.
Anche se
complessivamente possiamo giudicare positivo il parere delle Regioni,
elaborato in esito alla Commissione Politica congiunta
energia-ambiente-agricoltura, sullo schema di Decreto recante “Nuova
disciplina delle modalità di incentivazione per la produzione di energia
elettrica da fonte fotovoltaica da applicarsi successivamente al
raggiungimento dei costi annui degli incentivi indicati dall'articolo 1,
comma 2 del D.M. 5 maggio 2011", da una rilettura abbiamo riscontrato
che alcune proposte di modifica dello schema, seppur non definite
imprescindibili nel parere delle Regioni, quindi non considerate tra le
condizioni necessarie per esprimere parere favorevole, segnalano al
legislatore la volontà di limitare fortemente lo sviluppo del
fotovoltaico in agricoltura, rendendo difficoltoso l'accesso al
beneficio del conto energia.
Infatti
tra le tante giuste proposte, all'articolo 5 comma 2 il parere delle
Regioni chiede che “Per l'accesso al beneficio di cui al presente comma,
le serre a seguito dell'intervento devono presentare un rapporto tra la
proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici
installati sulla serra e della superficie totale della copertura della
serra stessa non superiore al 30%; negli altri casi le serre non
accedono alla tariffa.” Questa formulazione, oltre a non considerare
l'esistenza di impianti già autorizzati che si troverebbero costretti a
perdere il lavoro impiegato, è in contrasto con la proposta avanzata
dallo stesso Governo in cui si considerano le serre fotovoltaiche che
non presentano il rapporto indicato come altri casi che accedono
ugualmente alle tariffe individuata nella tipologia di “altri impianti”.
Se fosse accolta
la proposta delle Regioni si penalizzerebbero in particolare le imprese
del settore agricolo, che potrebbero utilizzare tra i fattori produttivi
della loro azienda la struttura della serra fotovoltaica per
valorizzare la capacità produttiva, ma non solo.
Si
rischia di generare per l'ennesima volta un nuovo caos del settore
costringendo gli operatori a ricorrere con azioni legali e ad aprire
numerosi contenziosi.
Infatti
è il caso di ricordare che già con il precedente IV conto energia il
legislatore con l'articolo 14 comma 2 aveva introdotto novità nella
realizzazione dato che “le serre a seguito dell'intervento devono
presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie
totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e della superficie
totale della copertura della serra stessa non superiore al 50%”,
provocando conseguentemente numerosi ricorsi su questo argomento
specifico. Precisamente, al momento, il contenzioso è ancora aperto, il
T.A.R. del Lazio ha sospeso con l'ordinanza n. 2890/11 proprio la parte
del IV conto energia sul fotovoltaico che riguarda i requisiti di
idoneità degli impianti su serre. Secondo il Tribunale l'applicazione di
questo criterio a impianti per i quali sia già stata rilasciata
l'autorizzazione sulla base della precedente normativa “appare
irragionevole e lesiva degli interessi per gli aspetti connessi al
finanziamento dell'opera”. Seppur in attesa dell'udienza fissata l'11
luglio 2012 per l'emanazione di un primo giudizio definitivo,
l'ordinanza scardina un tassello del decreto ministeriale verso il
riconoscimento della tutela dei diritti acquisiti. Un riconoscimento che
verrebbe nuovamente minato nel caso di un accoglimento da parte del
Governo della proposta delle Regioni, costringendo nuovamente gli
operatori agricoli a difendersi con azioni legali per evitare di essere
privati di un'opportunità.
Una
danza nel segno nell'incertezza che, come per il caso delle connessioni
alla rete elettriche disciplinate dal TICA, non aiuta lo sviluppo del
settore delle fonti energetiche rinnovabili. In una nazione nella quale
la crescita economica e sociale è già fortemente in pericolo, al fine di
evitare altri danni sarebbe necessario dare certezze.
Infine,
ritengo utile segnalare che per rendere più funzionale la coltivazione
di una serra fotovoltaica l'approccio del rapporto superficie di
copertura con quella dei moduli è un metodo sbagliato dal punto di vista
progettuale della struttura che non garantisce gli aspetti di
coltivabilità. Sarebbe più razionale individuare un rapporto che tenga
conto anche della trasparenza dei moduli che permetterebbe non solo la
sostituzione di materiali plastici o del vetro ma in particolare di
garantire una maggiore quantità di luce all'interno della serra
fotovoltaica, fondamentale per ampliare la capacità di coltivazione e
l'utilizzo agricolo del terreno.
Pubblicato su Staffetta Quotidiana dell'11 giungo 2012
domenica 27 maggio 2012
La transizione energetica è già in atto
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In una
intervista del 2008 riportata su rinnovabili.it, un noto economista sosteneva
che per il raggiungimento degli obbiettivi di Kyoto sarebbe arrivato prima il
nucleare di IV generazione delle rinnovabili; e alla domanda "Chi frena di
più le fonti rinnovabili: la politica, la lobby del petrolio o quella del
gas?" rispose: "Io darei la colpa principale al Secondo Principio
della termodinamica; è solo una speranza che la quota di rinnovabili “nuove”
nei prossimi anni possa raggiungere il 5%”.
Si è sbagliato,
capita. Il nucleare tradizionale è in crisi (ultime notizie: in Giappone
attualmente tutte le centrali nucleari sono spente), i progetti per il nucleare
di IV generazione continuano a giacere nei cassetti degli scienziati in attesa
di un'improbabile messa in opera che in ogni caso richiederebbe decine di anni
di sviluppo, mentre in pochi anni le rinnovabili sono decollate. La transizione
energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è già in atto nel
nostro Paese, anche se alcuni fanatici del nucleare non lo vogliono ammettere,
le lobby dei combustibili fossili cercano di opporsi e molti politici e
amministratori non sembrano esserne consapevoli. La transizione è in atto e
proseguirà lungo la strada ormai tracciata dalle direttive della Unione
Europea: entro il 2020, i paesi
membri della UE dovranno ridurre le
emissioni di anidride carbonica (-20%), ridurre il consumo d'energia (-20%) e
aumentare la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili (+20%), per poi
raggiungere il più ambizioso obiettivo di ottenere l'80% dell'energia da fonti
rinnovabili entro il 2050.
Nella classifica
della potenza fotovoltaica installata a fine 2011, l'Italia (12,5 GW) è
al secondo posto preceduta dalla Germania (23,8 GW), ma davanti a Giappone (4,7
GW), Stati Uniti (4,2 GW), Spagna (4,2 GW) e Cina (2,9 G W). Il fotovoltaico
installato in Italia durante il 2011 è in grado di generare, su base annua, 12
miliardi kWh, pari all'energia che avrebbe prodotto una delle quattro centrali
nucleari da 1.600 MW che il precedente governo intendeva costruire. In altre
parole, col fotovoltaico in un solo anno abbiamo costruito l'equivalente di una
centrale nucleare, senza aspettare i 10-15 anni, che sarebbero stati necessari
per costruirla davvero e, soprattutto, senza creare i numerosi e gravi problemi
che il nucleare comporta. Alla fine del 2011 il fotovoltaico da solo copriva il
4,1% della domanda elettrica italiana e da molti mesi la sua immissione in rete
ha fatto scendere di almeno il 10% il costo dell'elettricità nelle ore di
punta, permettendo di evitare l'accensione delle centrali a gas utilizzate per
coprire i picchi di consumo. Ed è proprio la lobby del gas che ora cerca di
opporsi alla crescita del fotovoltaico e alla installazione da parte di Terna
di accumulatori. Indagini economiche hanno anche dimostrato che gli incentivi
per il fotovoltaico pesano solo marginalmente nelle bollette elettriche, mentre
generano investimenti privati molto elevati che fanno entrare nelle casse dello
Stato un introito Iva quasi doppio rispetto agli incentivi stessi.
Sempre nel 2011, l'eolico da solo ha
generato il 4,2% dei consumi elettrici italiani. In questo settore, tuttavia,
siamo lontani dai primi della classe: Danimarca (26%), Portogallo (17%), Spagna
(15,9%), Irlanda (12%) e Germania (11%).
C'è spazio, quindi, per fare di più. Possibilità ancora maggiori di crescita ci
sono nel settore del solare termico, visto che alla fine del 2010 avevamo
installato soltanto 34 m2
di collettori ogni mille abitanti, quasi 15 volte in meno rispetto all'Austria
(512 m2/mille abitanti). Lo
sviluppo di questo settore potrebbe farci risparmiare il 10% del consumo di
gas, una quantità pari a quella che importiamo dalla Libia, ed anche per questo
la sua diffusione trova ostacoli.
Possiamo fare di più
anche nel mini-idroelettrico, nel geotermico e nella produzione di biogas, con
rifiuti o scarti agroalimentari, da immettere nella rete di distribuzione del
metano. Nel 2011 gli occupati nel settore delle rinnovabili erano 86 mila,
rispetto a 41 mila del 2010 e a questa forte crescita si contrappone un calo
dell'occupazione nei settori dei combustibili fossili e dell'energia elettrica
tradizionale. Infine, un'analisi dell'Istituto Althesys (Irex Annual Report
2012) prevede che lo sviluppo di eolico, fotovoltaico, mini-idro, biomasse e
geotermico porterà a risparmiare da 22 a 38 miliardi di euro entro il 2030. Ecco su
cosa si deve puntare per una vera crescita del Paese.
Contrariamente a
quanto alcuni sostengono, non conviene insistere nella produzione di
biocombustibili da biomasse dedicate. Per rappresentare un'alternativa
credibile ai combustibili fossili, i biocombustibili devono (i) fornire un
guadagno energetico, (ii) offrire benefici dal punto di vista ambientale, (iii)
essere economicamente convenienti e (iv) non competere con la produzione di
cibo. Spesso queste condizioni non sono verificate. In ogni caso, i
biocombustibili possono dare solo un modesto contributo per sostituire i
combustibili fossili. Si stima che se gli Stati Uniti volessero sostituire con
biocombustibili prodotti con le attuali tecnologie soltanto il 5% dei loro
consumi di benzina e gasolio dovrebbero utilizzare il 20% della loro terra
coltivabile. Neppure l'utilizzo di nuove tecnologie per trasformare le biomasse
in biocombustibili può risolvere il problema. Come fa notare il premio Nobel Hartmut
Michel (Angew. Chem. Int. Ed. 2012,
51, 2516 – 2518), l'efficienza del processo fotosintetico nel convertire
l'energia solare in biocombustibili è minore di 0.1% e almeno la metà
dell'energia immagazzinata nei biocombustibili viene spesa per ottenerli. Per
contro, l'efficienza del fotovoltaico è 15%. Considerando anche che i motori a
combustione hanno un rendimento del 20% e quelli elettrici del 80%, si arriva
alla conclusione che "The
combination PV cells/battery/electric engine uses the available lands about 600
times better than the combination biomass/biofuel/combustion".
Facendo parte della UE, anche il nostro paese è
tenuto ad adottare la strategia basata su risparmio, efficienza e sviluppo
delle energie rinnovabili. Il Governo ha suddiviso il compito da svolgere fra
le Regioni che, a loro volta, lo ripartiscono fra i loro Comuni. Ciascun Comune
deve formulare una propria strategia energetica integrata, redigere un bilancio
energetico annuale e mettere in atto un piano per capire chi consuma, dove si
consuma, come si può risparmiare e quanta energia da fonti rinnovabili si può
produrre nel territorio. Il sindaco e la cittadinanza, dunque,
diventano i protagonisti e, allo stesso tempo, i responsabili della transizione
energetica attraverso un agire locale che deve contribuire a raggiungere
obiettivi su più ampia scala: regionali, nazionali e, infine, europei. In
questo contesto si incardina quello che l'Unione Europea ha chiamato “Patto dei
Sindaci”, attualmente su base
volontaria, firmando il quale un sindaco si impegna a raggiungere obiettivi
precisi entro il 2020. La politica
energetica adottata dalla UE è conveniente per il nostro Paese? Certamente.
L’Italia ha tutto l’interesse a ridurre i consumi di combustibili fossili che
deve importare ed a sviluppare l’utilizzo delle energie rinnovabili, in
particolare dell'energia solare, di cui abbonda. Il precedente governo, che
puntava allo sviluppo del nucleare, non aveva colto questa opportunità, ma
anche oggi ci sono ostacoli di vario tipo che rallentano lo sviluppo delle
energie rinnovabili e il raggiungimento di una maggiore efficienza nei consumi
energetici. Occorre stabilire con chiarezza un piano per gli incentivi,
sveltire le pratiche burocratiche, eliminare gli incomprensibili (o forse fin
troppo comprensibili) ritardi negli allacciamenti alla rete elettrica,
ammodernare la rete stessa e, cosa molto ardua, contrastare le azioni messe in
atto da lobby che vedono minacciate le loro posizioni di rendita fondate
sull'uso dei combustibili fossili e sullo spreco.
Numerosi studi
emersi in questi ultimi tempi confermano la bontà della politica energetica
adottata dalla UE e si spingono oltre nel delineare cosa accadrà nei prossimi
anni. Nel recentissimo Reinventing Fire
(Chelsea Green Publishing), A.B. Lovins sostiene che la transizione dallo
spreco e dall'uso dei combustibili fossili all’efficienza ed all'uso delle
energie rinnovabili avrà conseguenze profonde, sarà un po' come ri-inventare il
fuoco. Se opportunamente governata e sostenuta da innovazioni tecnologiche, questa transizione
ci permetterà di avere un'economia più forte, un ambiente più sano, numerosi
posti di lavoro e servizi più economici e più efficienti. Gli fanno eco J.B.
Moody e B. Nogrady, che in The Sixth Wave
(Random House) affermano che siamo alle soglie di un nuovo ciclo, una nuova
onda di innovazione, la sesta negli ultimi 200 anni: è la transizione verso una
nuova economia basata su efficienza nell'uso di tutte le risorse e sul ricorso
alle energie rinnovabili. Cavalcando con sapienza quest'onda, sarà possibile separare
la crescita economica dal consumo delle risorse e creare un mondo più dinamico,
più vivibile e soprattutto più giusto. Oggi la produzione industriale è basata
sull’usa e getta: chi produce qualcosa spera che il prodotto si rompa appena
scaduta la garanzia. Ma in un mondo con scarsità di risorse non sarà più così.
Puntando su efficienza ed energie rinnovabili i prodotti saranno ideati,
costruiti ed ottimizzati in modo che possano essere riparati, oppure usati per
altri scopi, smontati e riciclati, così da ridurre al massimo i rifiuti e
giungere ad un modello di sviluppo sostenibile.
Ormai è chiaro: il
futuro avrà un senso soltanto in un mondo sostenibile. Raggiungere questo
obiettivo è una grande sfida. Ogni nazione, regione, provincia, comune, ogni
persona deve dare il suo contributo. Per vincere questa sfida è necessario anzitutto
un grande salto culturale: siamo abituati a pensare che quello che abbiamo non
ci basta, istintivamente vogliamo sempre di più. Dobbiamo riacquistare, come ci
dice T. Prince in The Logic of
Sufficiency (MIT Press), il senso del limite: passare dal vizio del “di più” alla logica della sufficienza;
vivere, cioè, secondo l’etica della sobrietà, della solidarietà e della
responsabilità nei confronti della Terra e di tutti i suoi abitanti, presenti e
futuri.
Scritto inviato ad un gruppo di colleghi dell'Accademia
dei Lincei da Vincenzo Balzani, Professore del Dipartimento di
Chimica “G. Ciamician", Università di Bologna
vincenzo.balzani@unibo.it
mercoledì 16 maggio 2012
Scanzano. Eco - centro, cittadini incavolati: favorevoli ma che si faccia altrove
SCANZANO – Sì all'Eco - centro ma che si faccia in un altro posto, non a Terzo Cavone. E' in estrema sintesi questa la posizione di alcuni residenti, commercianti e parrocchiani (foto 3, domenica all'uscita dalla chiesa dopo la messa) ascoltati domenica mattina a Terzo Cavone; frazione di Scanzano in cui sarà realizzata l'opera (foto apertura il sito individuato che l'ospiterà) che accoglierà
parte dei rifiuti solidi urbani (frigoriferi, televisori, pneumatici, pc, no umido e indifferenziato) che saranno portati dai cittadini. Rifiuti che (si spera) non saranno più abbandonati nelle pinete o nelle numerose discariche abusive che si incontrano percorrendo alcune vie situate nelle campagne (Parisi, Andriace, zona Lido). Una decisione che - oltre alle fibrillazioni politiche delle ultime ore - ha provocato non poche discussioni nell'ultimo consiglio comunale di alcuni giorni fa, il punto oltre ad incassare il no delle opposizioni, Pdl e Progetto Scanzano, ha determinato anche la presa di posizione del consigliere Pina Malvasi (Sel) che si è dissociata - votando no solo in quella circostanza - dalla maggioranza di cui continua a far parte (inizialmente aveva chiesto il rinvio del punto affinché la scelta fosse discussa in maniera approfondita) composta da Pd, Psi e Udc. Malvasi si è infatti detta favorevole all'iniziativa ma non ha condiviso la scelta dell'area troppo vicina all'abitato, alla parrocchia e ad alcune attività commerciali.
Senza trascurare il fatto che il sito si trova nelle immediate vicinanze della SS 106 Jonica, strada molto trafficata. “Sono favorevole all'Eco-centro perché si eviterebbe di buttare la spazzatura di qua e di là”, ha detto Don Mark Stanislaus, parroco della chiesa San Giulio di Terzo Cavone. Il quale ha aggiunto: “Non sono d'accordo che si faccia vicino la chiesa, qui verrà anche il centro Aias e l'ingresso della Città della Pace. Poi teoricamente l'ecocentro è una cosa bella ma siamo sicuri che funzionerà? Inoltre qui a Terzo Cavone abbiamo già il cimitero industriale della ex centrale del latte Rugiada. Anziché risolvere questo problema si rischia di crearne un altro. Ripeto, non sono contrario all'Eco-centro ma che si trovi un altro posto”, ha ribadito Don Mark. I cittadini e i parrocchiani cosa le dicono?
“Sono un po' incavolati”. Sono in programma manifestazioni o una raccolta firme? “Personalmente non ho organizzato nulla, però invito gli amministratori ad avviare un dialogo. Spieghino ai cittadini le motivazioni precise. Non si possono fare violenze, imporre decisioni. Loro rappresentano il popolo che gli ha eletti”, ha risposto.
“Sbagliatissimo fare l'eco-centro vicino la chiesa. Trovare un altro luogo sì”, così si è espresso un altro cittadino. Il quale ha invitato l'amministrazione a trovare una soluzione diversa. “La politica ci ha già lasciato in eredità il cimitero (la centrale del latte Rugiada, ndr). Ora ne facciamo un altro di museo...(altro che) risorgimento!”
Sullo stesso argomento ha parlato anche Vincenzo Ottavio Le Rose (foto 2), proprietario di un bar ristorante situato di fronte all'ingresso della piccola frazione cittadina, la sua attività si trova a qualche centinaio di metri dall'area (un ex campo di calcio) dove sorgerà l'Eco – centro. “ E' una cosa buona ma va fatto da un'altra parte. Ammiro chi ha avuto questa idea, troppi i frigoriferi, i televisori e gli pneumatici abbandonati ovunque, quindi un centro di raccolta ci vorrebbe. Ciò consentirebbe di dare opportunità di impiego a qualche persona. Bisogna però pensare che qui ci sarà il villaggio dei fanciulli (la Città della Pace), c'è la chiesa, c'è il mio ristorante dal 1952, lo creò mio padre io l'ho ammodernato. Qui ci sono attrazioni come il mare e la spiaggia, Termitito”.
Signor Le Rose, sia il sindaco che l'ingegnere comunale hanno assicurato che il centro non si vedrà, saranno adottate tutte le misure finalizzate a salvaguardare il paesaggio, non basta questo? “Se loro hanno deciso così, non sarò io a mettermi contro nessuno. Ritengo però che l'Eco centro vada fatto da un'altra parte”.
Qui a due passi c'è già un cimitero industriale, la ex centrale del latte, ha qualche proposta? “Io ci farei un mercato all'ingrosso di frutta come ci sono in Puglia e in tante altre parti d'Italia”.
Gianluca Pizzolla
venerdì 11 maggio 2012
Riflessione!
PERCHE' QUANDO SEI UN CITTADINO QUALCUNO DOVREBBE TIRARTI IN BALLO SENZA UN MOTIVO?
QUALE POTREBBE ESSERE LA RAGIONE?
SARA' LA NECESSITA' PERSONALE DI TROVARE SEMPRE UN COLPEVOLE NEGLI ALTRI PER DISTRARRE I CITTADINI DALLA VERE RESPONSABILITA' CHE SPINGE AD ATTRIBUIRIRE AGGETTIVI INSENSATI?
UN CONSIGLIO PERO' LO VOGLIO DARE, IN UN PICCOLO PAESE COME SCANZANO, DOVE CI SIAMO CRESCIUTI E CONOSCIUTI, FABBRICARE CONGETTURE INCOMPRENSIBILI SUGLI ALTRI PER RAFFORZARE SE STESSI NON PREMIA. ANZI SAREBBE UTILE ASCOLTARE LE ISTANZE DEI CITTADINI CHE SPESSO DANNO ANCHE BUONI CONSIGLI IN PARTICOLARE SULLE TEMATICHE AMBIENTALI.
ALTRIMENTI, RIMANE SOLAMENTE UN EFFIMERO ATTO VILE CHE NON AIUTA LA CRESCITA DELLA NOSTRA COMUNITA'.
QUALE POTREBBE ESSERE LA RAGIONE?
SARA' LA NECESSITA' PERSONALE DI TROVARE SEMPRE UN COLPEVOLE NEGLI ALTRI PER DISTRARRE I CITTADINI DALLA VERE RESPONSABILITA' CHE SPINGE AD ATTRIBUIRIRE AGGETTIVI INSENSATI?
UN CONSIGLIO PERO' LO VOGLIO DARE, IN UN PICCOLO PAESE COME SCANZANO, DOVE CI SIAMO CRESCIUTI E CONOSCIUTI, FABBRICARE CONGETTURE INCOMPRENSIBILI SUGLI ALTRI PER RAFFORZARE SE STESSI NON PREMIA. ANZI SAREBBE UTILE ASCOLTARE LE ISTANZE DEI CITTADINI CHE SPESSO DANNO ANCHE BUONI CONSIGLI IN PARTICOLARE SULLE TEMATICHE AMBIENTALI.
ALTRIMENTI, RIMANE SOLAMENTE UN EFFIMERO ATTO VILE CHE NON AIUTA LA CRESCITA DELLA NOSTRA COMUNITA'.
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