martedì 1 aprile 2025
La patria rischia di rimanere senza giovani patrioti
lunedì 31 marzo 2025
Amiamoci e partite
sabato 1 marzo 2025
Un’altra toppa di Meloni sul caro energia: come mettere l’ennesimo cerotto su una gamba di legno
lunedì 10 febbraio 2025
L'insostenibile bluff del nucleare
martedì 10 settembre 2024
Scanzano, la “Città della Pace” non deve essere una cattedrale nel deserto ma un simbolo contro le guerre.
Tutto ebbe inizio quel pomeriggio del 27 novembre 2003 quando intorno alle ore 14.10 ai cittadini in protesta da 15 giorni giunse la notizia che attendevano: Scanzano non sarebbe stata (almeno per il momento) il cimitero unico delle scorie nucleari. Così le (uniche) attività produttive del territorio, agricoltura e turismo, erano salve.
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Un momento dell'innaugurazione della Città della Pace con i Nobel |
Si colse subito la disponibilità di Betty, una donna nota al mondo per le sue battaglie civili, a sostenere il progetto cosi da costruire, al campo base ed aree limitrofe, delle attività produttive che avrebbero potuto scongiurare l’impiego delle miniere di salgemma in cui si volevano (e forse si vogliono ancora) stoccare le scorie nucleari mettendo in tal modo definitivamente in sicurezza il territorio.
Diverse furono le iniziative tenute dal 2003. La tenacia di Betty Williams e la sua continua presenza sul territorio portarono all’inizio di un percorso concreto per la realizzazione della Città della Pace iniziato con un piano di fattibilità che ha individuato le attività da svolgere nella Città della Pace. All’esito dello studio di fattibilità si optò di coinvolgere un’ampia parte del territorio con attività diffuse tra i paesi. Scanzano sarebbe stato un punto di riferimento per tutte le attività e un centro di accoglienza per i bambini e genitori rifugiati.
Nel 2009 la Regione Basilicata, i Comuni di Scanzano Jonico e Sant’Arcangelo (PZ) insieme al World Center of Compassion for Children hanno istituito la Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata, testa operativa del progetto Città della pace. Dal sito internet della Fondazione (http://www.cityofpeace.it/) è possibile conoscere le sue attività e i progetti. La Fondazione ha lavorato dal 2011 per costruire nelle aree interne luoghi dove tutti, sia i membri delle comunità locali, sia chi arriva da lontano fuggendo da guerre o da persecuzioni, possano vivere in pace e contribuire alla crescita economica e culturale. Tra le attività, la Fondazione supporta i rifugiati ed i richiedenti asilo. Dal sito in home page si legge che dal 2012 sono stati accolti 612 rifugiati. Di particolare interesse è stato il modello funzionale sviluppato nel Comune di Santarcangelo.
Per quanto riguarda Scanzano, la Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata non ha tenuto molte attività in attesa del termine dei lavori della struttura nei pressi di Terzo Cavone in fase di completamento.
Le attività che si dovranno svolgere anche a Scanzano sono le stesse da sempre contemplate nel piano di fattibilità iniziale e nello statuto della Fondazione di cui è membro anche il Comune. Proprio perché da sempre la destinazione dell’immobile in fase di completamento è stata (anche per Statuto della Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata) l’accoglienza di famiglie di rifugiati e bambini orfani che fuggono da guerre e persecuzioni, nel 2018, il Comune di Scanzano pensò bene di proporsi ottenendo ulteriori fondi dal PON legalità – Asse VII “Accoglienza e integrazione migranti” – Azione 7.1.2. “Interventi per ospitalità dei lavoratori stagionali ed il contrasto al fenomeno del caporalato” con l’impegno d’impiegare parte della struttura con questo primo progetto che concretamente ha anche un sostegno finanziario di 2 milioni di euro. Capofila del progetto è la Regione Basilicata che acquisisce la struttura per 12 anni. Dall’ultima riunione in Prefettura a Potenza qualche settimana fa con la struttura PON legalità e Regione Basilicata sembra sia emerso che le risorse disponibili sono state incrementate fino a 5 milioni di euro. Cifra aggiornata dal Responsabile Unico di Procedimento (RUP) dovuto ad un aumento costi. Se non si riuscisse ad impegnarle, a consegnare l’opera collaudata e a renderla operativa entro il 31 dicembre 2026, le risorse andranno perse. Le prefetture di Matera e di Potenza come Autorità sono impegnate nell’attuazione dei progetti.
Le stesse risorse sono state già liberate dalla Giunta regionale per i progetti in fase di realizzazione nei comuni di Venosa, Lavello e Palazzo San Gervaso, viceversa sono bloccati ancora incomprensibilmente e senza alcuna motivazione nel luogo simbolo della protesta di Scanzano contro le scorie nucleari.
Quindi, in modo coerente, l’Amministrazione non propone nessun centro di prima accoglienza, o trasferimento di clandestini etc (come qualcuno sostiene). Non stravolge il progetto iniziale proponendo un programma del Ministero degli Interni che aiuta a realizzare attraverso il sostegno pubblico un’attività di accoglienza ed integrazione di migranti identificati che dovranno lavorare nelle nostre aziende locali, assunti regolarmente per integrarli nella comunità e contrastare il caporalato.
Il progetto si inserisce nel contesto territoriale rurale in cui la struttura è ubicata, circondato da migliaia di aziende agricole che hanno un bisogno rilevante di forza lavoro.
Tutti sappiamo quanto sia importante per le nostre imprese agricole la manodopera, in particolare per la coltivazione delle fragole, pesche, albicocche, agrumi e molto altro. Sappiamo anche che senza le braccia dei migranti, un territorio rurale come il nostro soffrirebbe molto, non riuscirebbe a completare il ciclo della produzione.
La realizzazione della misura del PON legalità porterà anche l’impiego di nuove figure professionali che collaboreranno allo sviluppo del progetto arricchendo il territorio.
Qualcuno vuole far credere che il territorio di Scanzano “sarà invaso da migranti” (Usiamo il virgolettato per estraniarci dal concetto che non ci appartiene), ma cerchiamo di capire con dati alla mano la situazione reale.
Secondo l’ISTAT, Scanzano al 1° gennaio 2021 aveva una popolazione residente di 7.470 di cui 3.739 maschi e 3.731 donne. La popolazione straniera residente 758 di cui 383 maschi e 375 donne. Quindi circa il 10% degli “scanzanesi” non è italiano. A questi andrebbero aggiunti quelli che sono presenti ma non ancora regolarizzati. Certamente il dato aumenterebbe. Tra i Comuni Lucani siamo al sesto posto rispetto alla popolazione straniera e al quarto rispetto a quella romena. Gran parte di questi lavorano nelle nostre aziende.
Diciamo dunque che a voler utilizzare le espressioni di qualcuno e di chi gli crede, siamo già “invasi”e cosa ci è successo? Nulla! Siamo vicini di casa, andiamo negli stessi bar, negli stessi supermercati e lavoriamo insieme.
Altro dato che ci deve fare riflettere è quello presente nel Piano regionale integrato per il diritto allo studio dell'anno 2010/2011 in cui l'ISTAT ha elaborato un grafico dell'andamento demografico dal 2009 al 2039 nel quale si evidenzia un forte bilancio demografico negativo (meno nascite e meno popolazione), con le gravi conseguenze che ne deriveranno soprattutto sul piano dell'istruzione e della produttività. Quindi meno bambini oggi meno scuole domani e riduzione della forza lavoro dopo domani. Questo era il concetto in sostanza!! Come fare? L’integrazione è la via d’uscita. In quei bambini che accoglieremo come nei nostri, e nelle loro famiglie, c’è il nostro futuro.
Tornando al progetto Città della Pace…Il forte legame di Betty Williams con la gente di Scanzano, ha portato il progetto della Città della Pace e il mondo a Scanzano. A Scanzano sono venuti per la Città della Pace il Dalai Lama (il Dalai Lama!!!!), il Nobel per la pace Rigoberta Menchu e Shar
In ogni intervista e in ogni incontro ufficiale, la popolazione di Scanzano è stata elogiata per la sua bontà e come simbolo di pace e ora? Rimane una cattedrale nel deserto. È tutto fermo per paure elettorali. Solo perché qualcuno non vuole e incute paure per pericoli che non esistono facendo perdere a Scanzano un’occasione di crescita in tutti i sensi.
Non si comprende il motivo. Forse a qualcuno può anche non piace Sharon Stone.
Ma è necessario l’impegno di tutti, a partire dalla Regione Basilicata e dal Comune di Scanzano, affinché un sogno non rimanga una cattedrale nel deserto con altre conseguenze pericolose.
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Edificio incompiuto della Città della Pace |
domenica 21 luglio 2024
COLTIVIAMO INSIEME - CONCORSO FOTOGRAFICO
Per questa estate abbiamo voluto organizzare una prima edizione di un concorso fotografico da tenersi proprio nel nostro agrumeto al fine di mostrare con le immagini la bellezza della natura e gli oggetti in campo.
E' aperto ai giovani fino ai 25 anni. Per partecipare bisogna inviare la domanda allegata al regolamento che potete scaricare dal link che segue: https://shorturl.at/n8lyj
lunedì 24 maggio 2021
A Pasquale non piace Sharon Stone
Tutto ebbe inizio quel pomeriggio del 27 novembre 2003 quando intorno alle ore 14.10 ai cittadini in protesta da 15 giorni giunse la notizia che attendevano: Scanzano non sarebbe stata (almeno per il momento) il cimitero unico delle scorie nucleari. Così le (uniche) attività produttive del territorio, agricoltura e turismo, erano salve.
In quel momento indimenticabile
sul muro di confine del Campo Base di Terzo Cavone (luogo simbolo e quartier
generale della protesta), è apparsa la scritta “Qui nel luogo in cui il Governo
Berlusconi voleva ubicare il deposito di scorie nucleari noi costruiremo la
nostra città della pace”. Da quella scritta, opera di un attivista di Terranova
sul Pollino (PZ) e di altri che in 15 giorni hanno dato una mano enorme alla
protesta, nasce l’idea del premio Nobel Betty Williams, amica di Scanzano e
della Basilicata, di costruire proprio a Scanzano e proprio lì dove i lucani
hanno messo in piedi una battaglia simbolo di amore per la propria terra, di
civiltà e compostezza e di solidarietà, una città della pace.
Si colse subito la disponibilità
di Betty, una donna nota al mondo per le sue battaglie civili, a sostenere il
progetto cosi da costruire, al campo base ed aree limitrofe, delle attività
produttive che avrebbero potuto scongiurare l’impiego delle miniere di salgemma
in cui si volevano (e forse si vogliono) stoccare le scorie nucleari mettendo
in tal modo definitivamente in sicurezza il territorio.
Diverse furono le iniziative
tenute dal 2003. La tenacia di Betty Williams e la sua continua presenza sul
territorio portarono all’inizio di un percorso concreto per la realizzazione
della Città della Pace che è iniziato con un piano di fattibilità che ha
individuato le attività da svolgere nella Città della Pace. All’esito dello studio di fattibilità si optò
di coinvolgere un’ampia parte del territorio con attività diffuse tra i paesi.
Scanzano sarebbe stato un punto di riferimento per tutte le attività e un centro
di accoglienza per i bambini e genitori rifugiati.
Nel 2009 la Regione Basilicata, i Comuni di Scanzano Jonico e
Sant’Arcangelo (PZ) insieme al World Center of Compassion for Children hanno
istituito la Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata,
testa operativa del progetto Città della pace. Dal sito internet della
Fondazione (http://www.cityofpeace.it/)
è possibile conoscere le sue attività e i progetti. La Fondazione ha lavorato dal 2011 per costruire nelle aree
interne luoghi dove tutti, sia i membri delle comunità locali, sia chi arriva
da lontano fuggendo da guerre o da persecuzioni, possano vivere in pace e
contribuire alla crescita economica e culturale. Tra le attività, la Fondazione supporta
i rifugiati ed i richiedenti asilo. Dal sito in home page si legge che dal 2012
sono stati accolti 612 rifugiati. Di particolare interesse è stato il modello funzionale
sviluppato nel Comune di Santarcangelo.
Per quanto riguarda Scanzano, la Fondazione Città della Pace per i
Bambini Basilicata non ha tenuto molte attività in attesa del temine dei lavori
della struttura nei pressi di Terzo Cavone in fase di completamento.
Le attività che si dovranno svolgere anche a Scanzano sono le
stesse da sempre contemplate nel piano di fattibilità iniziale e nello statuto
della Fondazione di cui è membro anche il Comune. Proprio perché da sempre la
destinazione dell’immobile in fase di completamento è stata (anche per Statuto
della Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata) l’accoglienza di
famiglie di rifugiati e bambini orfani che fuggono da guerre e persecuzioni, nel
2018, il Comune di Scanzano pensò bene di proporsi ottenendo ulteriori
fondi dal PON legalità – Asse VII “Accoglienza e integrazione migranti” –
Azione 7.1.2. “Interventi per ospitalità dei lavoratori stagionali ed il
contrasto al fenomeno del caporalato” con l’impegno d’impiegare parte della
struttura con questo primo progetto che concretamente ha anche un sostegno
finanziario di 2 milioni di euro. Capofila del progetto è la Regione Basilicata
che acquisisce la struttura per 12 anni.
Le stesse risorse sono state già
liberate dalla Giunta regionale per i progetti in fase di realizzazione nei
comuni di Venosa, Lavello e Palazzo San Gervaso, viceversa sono bloccati
incomprensibilmente nel luogo simbolo della protesta di Scanzano contro le
scorie nucleari senza alcuna motivazione. Se non si riuscisse ad
impegnarle, a consegnare l’opera collaudata e a renderla operativa entro il 31
dicembre 2022, le risorse andranno perse.
Quindi, in modo coerente, l’Amministrazione non propone
nessun centro di prima accoglienza, o trasferimento di clandestini etc (come
qualcuno sostiene), ma un programma del Ministero degli Interni che aiuta a
realizzare attraverso il sostegno pubblico un’attività di accoglienza ed
integrazione di migranti identificati che dovranno lavorare nelle nostre
aziende locali, assunti regolarmente per integrarli nella comunità e contrastare
il caporalato.
Il progetto si inserisce nel contesto territoriale rurale in
cui la struttura è ubicata, circondato da migliaia di aziende agricole che
hanno un bisogno rilevante di forza lavoro.
Tutti sappiamo quanto sia importante per le nostre imprese
agricole la manodopera, in particolare per la coltivazione delle fragole,
pesche, albicocche, agrumi e molto altro. Sappiamo anche che senza le braccia
dei migranti, un territorio rurale come il nostro soffrirebbe molto, non
riuscirebbe a completare il ciclo della produzione.
La realizzazione della misura del PON legalità, porterà
l’impiego di nuove figure professionali che collaboreranno allo sviluppo del
progetto arricchendo il territorio.
Qualcuno vuole far credere che il territorio di Scanzano “sarà
invaso da migranti” (Usiamo il virgolettato per estraniarci dal concetto
che non ci appartiene), ma cerchiamo di capire con dati alla mano.
Secondo l’ISTAT, Scanzano al 1° gennaio ha una popolazione
residente di 7.470 di cui 3.739 maschi e 3.731 donne. La Popolazione straniera
residente 758 di cui 383 maschi e 375 donne. Quindi circa il 10% degli
“scanzanesi” non è italiano. A questi andrebbero aggiunti quelli che sono
presenti ma non ancora regolarizzati. Probabilmente il dato aumenterebbe. Siamo
al sesto posto rispetto alla popolazione straniera e al quarto rispetto a
quella romena. Gran parte di questi lavorano nelle nostre aziende.
Diciamo dunque che a voler utilizzare le espressioni di qual
qualcuno e di chi gli crede, siamo già “invasi” 😉 e cosa ci è successo? Nulla! Siamo
vicini di casa, andiamo negli stessi bar, negli stessi supermercati e lavoriamo
insieme.
Altro dato che ci deve fare riflettere è quello presente nel
Piano regionale integrato per il diritto allo studio dell'anno 2010/2011 in cui
l'ISTAT ha elaborato un grafico dell'andamento demografico dal 2009 al 2039 nel
quale si evidenzia un forte bilancio demografico negativo (meno nascite e meno
popolazione), con le gravi conseguenze che ne deriveranno soprattutto sul piano
dell'istruzione e della produttività. Quindi meno bambini oggi meno scuole
domani e riduzione della forza lavoro dopo domani. Questo era il concetto in
sostanza!! Come fare? L’integrazione è la via d’uscita. In quei bambini che
accoglieremo come nei nostri, e nelle loro famiglie, c’è il nostro futuro.
Tornando al progetto Città della Pace…Il forte legame di
Betty Williams con la gente di Scanzano, ha portato il progetto della
città della pace e il mondo a Scanzano. A Scanzano sono venuti per la Città
della Pace il Dalai Lama (il Dalai Lama!!!!), il Nobel per la pace Rigoberta Menchu
e Scharon Stone, che nel 2015 ha inaugurato l’abitazione per la Pace progettata
dell’Architetto Mario Cucinella, per accogliere 3 famiglie di rifugiati a Terzo
Cavone e per essere replicata in altri contesti. Un progetto che la stessa
Stone ha ricordato qualche sera fa alla trasmissione di Rai 3 “Che tempo che
fa”.
In ogni intervista e in ogni
incontro ufficiale, la popolazione di Scanzano è stata elogiata per la sua
bontà e come simbolo di pace e ora? È tutto fermo perché qualcuno non vuole e
incute paure per pericoli che non esistono facendo perdere a Scanzano
un’occasione di crescita in tutti i sensi.
Non si comprende il motivo. Forse
a qualcuno non piace Sharon Stone.