"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza" di A. Gramsci.

martedì 6 giugno 2017

Si ferma il petrolio di Tempa Rossa. La marchetta al compagno della Guidi è stata inutile

Tanto casino per nulla? Al momento cosi sembra. La marchetta per il compagno della Guidi approvata nell’esame notturno della legge di Stabilità in Senato non ha sortito ancora effetti.

Emendamento inserito nella legge di stabilità 2014

I lavori che la marchetta avrebbe dovuto sbloccare sono in stallo grazie alla forte opposizione della Regione Puglia che, il 21 giugno 2016, ha approvato all'unanimità una mozione in cui ha impegnato la Giunta Regionale a non concludere l'intesa nella procedura autorizzativa per l'adeguamento delle strutture logistiche della raffineria di Taranto per lo stoccaggio e la movimentazione del greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa della Total, i cui lavori sono affidati all'Eni. 

Il progetto Tempa Rossa è realizzato in gran parte nella valle del Sauro nel cuore della Basilicata e comprende:
Progetto Tempa Rossa
•    la messa in produzione di 8 pozzi;
•    la costruzione di un centro di trattamento oli dove gli idrocarburi estratti, convogliati tramite una rete di condotte interrate (pipeline), verranno trattati e separati nei diversi sottoprodotti (grezzo, gas combustibile, zolfo, GPL);
•    la costruzione di un centro di stoccaggio GPL (2 serbatoi interrati della capacità totale di 3.000 m³) dotato di 4 punti di carico stradale. A regime l'impianto avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50.000 barili di petrolio, 230.000 m³ di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo.

Il progetto, sostenuto da capitali privati, è stato approvato dal Cipe per un investimento di 1,6 miliardi di euro (1,3 sulla parte lucana e 300 milioni sulla parte tarantina).

Gli ottimisti ritengono che se venissero completati tutti gli impianti in Basilicata entro fine anno, anche se arrivasse il via libero dalla Puglia e l'autorizzazione unica ai lavori, bisognerebbe comunque attendere almeno altri due anni per la realizzazione delle opere.
Tempa Rossa - centro di trattamento del greggio

Un cul de sac di Total, determinato da un errore aziendale di pianificazione dello sviluppo del giacimento: è stata realizzata la gran parte del progetto prima ricevere tutte le opportune autorizzazioni da parte degli Enti interessati.

Per non rischiare il fermo dell’impianto, la Total ha avuto una idea che dovrebbe trovare l’opposizione dei tanti lucani. Per spostare l’olio lavorato a Taranto non sarà utilizzato l'oleodotto esistente ma 200 autobotti al giorno. Un volume che non garantirebbe il risultato economico e metterebbe a rischio l'ambientale buona parte del territorio Lucano.

Per il Sole 24 Ore, la Total ha già avviato un'interlocuzione con la Provincia di Potenza per un progetto di adeguamento di alcune strade provinciali. Il Comune di Corleto Perticara (PZ) al momento si è opposto al passaggio dei mezzi. La materia, secondo l’articolo del noto giornale economico, diventa oggetto di scambio da parte del Sindaco che chiede alla società francese l'assunzione dei 300 lavoratori locali che finito il Centro olio torneranno a casa.

Un ricatto reciproco tra laTotal è il Comune di Corleto dal quale il territorio Lucano ne uscirà ugualmente sconfitto, nel pieno silenzio della politica Lucana.


 Anche per questo sarebbe utile sostenere la petizione lanciata da ScanZiamo le Scorie "fermiamo i pozzi di petrolio in Basilicata".

venerdì 26 maggio 2017

L'Italia a Taormina con un Governo che promette rinnovabili andando a petrolio!

"Se vince Renzi, energie rinnovabili sopra il 50%", è stato lo slogan della campagna elettorale di Renzi del 2012.

Con l'incarico di Presidente del Consiglio (tra febbraio 2014 e dicembre 2016) ha girato il mondo  assumendo presso l'ONU e a Parigi gli impegni internazionali sul clima e l'energia. Si è presentato al mondo come il rottamatore innovativo che avrebbe adottato il #greenAct che non si trova neanche a chi lo ha visto.


Nello stesso tempo ha approvato una serie di provvedimenti (sblocca Italia, salva Total e decreto  DAFI) con il quale ha favorito le attività estrattive in Italia e ha ostacolato gli interventi di efficientamento, di risparmio energetico, per la generazione e l'autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.


Il bilancio complessivo sui risultati delle politiche energetiche del Governo Renzi emerge dal confronto tenuto tra docenti universitari ed esperti dell'energia durante l'incontro "ENERGIA 5 STELLE: dal fossile ad efficienza e rinnovabili. Quale via?", organizzato il 22 maggio al Senato dal MoVimento 5 Stelle.


Dati alla mano in Italia:

- tra il 2013 ed il 2015 la produzione da energie elettrica rinnovabili è calata del 7,5%;
- tra il 2013 ed il 2015 le emissioni di CO2 dovute alla produzione elettrica nazionale sono aumentate del 10%;
- nel 2016 è diminuita del 19% la potenza installata di nuovi impianti rinnovabili (fotovoltaico, eolico ed idroelettrico);
- nella mappa mondiale degli investimenti del settore delle rinnovabili, l'Italia è passata dal 6° posto del 2012 al 25° del 2016.


A questi risultati andrebbero considerate anche le conseguenze negative sull'ambiente, sulla salute, sull'occupazione e la crescita economica.
 
Una pagella insufficiente per l'Italia che si presenta al G7 di Taormina con il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, un padrone di casa che non ha rispettato gli impegni intenazionali sul cambiamento climatico.

Azione di Greenpeace al G7 di Taormina



domenica 14 maggio 2017

Il futuro è nelle nostre mani non nelle zampe dell’ENI


Ascoltare le risposte di Descalzi alle domande dei giovani Lucani conferma la necessità di continuare la protesta pacifica per ottenere la chiusura delle attività estrattive in Basilicata. 

Firma e sostieni la petizione online.

Nel monologo tenuto il 12 maggio, il manager ENI (che ha percepito solo nel 2015 una retribuzione di 3,483 milioni di euro) spara una serie di “balle” offensive contro la Basilicata. Contrariamente da quanto abbiamo documentato, minimizza raccontando che al di fuori del Centro Oli in Val d’Agri (PZ) non ci sia contaminazione.


Si lamenta della troppa disinformazione e afferma borbottando che i loro serbatoi “per legge non devono avere” il doppio fondo. Continua dicendo che “metteremo il doppio fondo anche se non è previsto dalla V.I.A….. e una volta che saremo pronti, spero, protremo riprendere”.


Peccato che non è proprio “tutt a post” come ci racconta spesso Pinuccio. 

A.I.A. del 2011 in cui si prescrivono i bacini di contenimento

Per informare correttamente, facciamo presente che la delibera di giudizio favorevole dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) pubblicata nel 2011 dalla Regione Basilicata, tra l’altro scaduta in questi giorni, indica nel paragrafo sui sistemi di contenimento/abbattimento dell’inquinamento l’esistenza di un “Piano antinquinamento sversamento di idrocarburi” che nel caso del Centro Oli Val d’Agri non è stato attivato. Solo pochi giorni fa l’Eni ha ammesso che lo sversamento di oltre 450mila litri di olio è cominciato ad agosto. 


Nel Piano sono indicate le metodiche di intervento da attuare in caso di sversamenti accidentali al fine di ridurre il potenziale impatto derivante dall’evento accidentale.  Ma non solo. Prevede anche, diversamente da quanto borbottato da Descalzi, che “tutti i serbatoi sono dotati di idonei bacini di contenimento con capacità almeno pari a quella dello stesso serbatoio”.


L’ENI, Descalzi e co. credono ancora di continuare a darcela a bere con il petrolio.

domenica 7 maggio 2017

La lucanità passa dal web e crea sviluppo locale

Il territorio, la lucanitàcon tutte le sue espressioni, è l’elemento su cui i giovani possono puntare per creare opportunità economiche e contribuire allo sviluppo locale.

Credo sia la riflessione più interessante emersa nell’incontro Sviluppo rurale e sviluppo locale
Alba spiaggia di Scanzano J.co (MT)
, tenutosi il 5 maggio ed organizzato dal M5S a Scanzano. Potete vedere tutto il confronto dal link che segue più in fondo. Al centro della discussione alcune delle buone pratiche lucane a confronto con i protagonisti. Grazie alla digitalizzazione e alla logistica producono localmente ma guardando al mondo e vendendo in tutti i continenti.

E’ un’idea sostenuta da molti giovani in Basilicata, che qualche anno fa non avrebbero potuto nemmeno immaginare una simile prospettiva. Oggi la rete internet e la tecnologia permettono di viaggiare nel mondo, fanno conoscere il territorio, la sua bellezza, il paesaggio e i suoi prodotti. Attualmente la logistica permette ai curiosi di arrivare in luoghi ancora incantati e da preservare, di cui la Basilicata ancora gode. Ma non solo. Ci dà anche  la possibilità di far gustare i nostri prodotti in appena 24 ore. Si produce, si confeziona e si spedisce. In un solo giorno possiamo arrivare in ogni parte dell’Italia e il costo del trasporto è sempre lo stesso.

Gusto e sapori estremi che per i Lucani possono sembrare normali arrivano a prezzi accessibili sulle tavole di chiunque sia impegnato nella ricerca disperata di una qualità della vita che individua nei nostri prodotti. Chi assapora può scegliere di partire alla scoperta di quel luogo da cui si nutre. Arrivare lì e vivere la tranquillità della natura, del borgo, della ruralità e della sua unicità, per poi ripartire ma continuare a vivere quel momento ricomprando online quel gusto, quel profumo che non si riesce a ritrovare nel caos cittadino senza prendere l’automobile.

La ruralità della Basilicata è la nostra ricchezza. La lucanità, la sua cultura, la sua agricoltura e il suo turismo sono i punti di forza sui quali i giovani devono investire il proprio tempo.

Cassa di agrumi
La politica deve cambiare la sua visione. Deve sostenere queste iniziative utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, senza distrazioni in altre forme di attività che compromettono il futuro del nostro territorio.

Puoi giudicare tu stesso guardando il video dell’incontro:https://vimeo.com/216247963

Segue il programma

Saluti
Raffaello Ripoli - Sindaco di Scanzano Jonico
Introduce
Antonello Musillo - Portavoce M5S Consiglio comunale di Scanzano J.co
Presentazione delle buone pratiche
Pasquale Stigliani -  Agrumeto.eu di Scanzano (MT)
Mimmo Pizzichillo e Vittorio Acquaviva - Acquaponica in Basilicata di Baragiano (PZ)
Leonardo Angelo - Az. biodinamica  di Policoro (MT)
Giuseppe Mele - Az. Biologica di Policoro (MT)
Mimmo Balsamo - Pastificio biologico di Stigliano (MT)
Paolo Popia  - Il Palazzo dei Poeti di Tursi (MT)
Mimmo Bianco –  Contadino sotto le stelle di Berlino
Intervengono
Maria Perrone - Presidente Nazionale Agia
Francesco Battifarano - Confagricoltura Basilicata
Francesco Garofalo - Resp Welcom Lucania
Conclusioni
Gianni Perrino - portavoce M5S in Consiglio Regione Basilicata
Luigi Gaetti - portavoce M5S Senato
Modera
Gianluca  Pizzolla - ilMetapontino

mercoledì 26 aprile 2017

Continuo a sognare l’Africa

È notizia di questi giorni la sparatoria ai danni di Kuki Gallmann, la donna che mi ha fatto sognare l’Africa. Tra un viaggio della speranza in autobus, il rituale quotidiano di pulizia dallo smog e il bisogno disperato di silenzio mi capita spesso di pensare a lei, e non è retorica. In queste ore il pensiero va non solo alle sue condizioni di salute, ma anche alle denunce di violenze e pericolo che la stessa Gallmann aveva fatto perché la situazione lì, in quel posto dove spesso sogno di trasferirmi, è tragica. In Laikipia, la povertà e la ricchezza siedono l’una accanto all’altra. Meno di 50 individui possiedono il 45 per cento della terra di Laikipia, per lo più allevatori della fauna selvatica. Pastori affamati e assetati sono stati cacciati dalle loro terre per mancanza di pascoli e acqua.
E si sa che dove c’è carenza di risorse si generano disperazione e violenza.

 
E siamo alle solite, accecati dalle nostre miserie quotidiane e dalla necessità di dominare il mondo, non ci rendiamo che buona parte della popolazione mondiale è allo stremo.
La lista dei conflitti per l’acqua è in crescita in zone dove risorse come l’acqua sono diventate il bene più prezioso e la gestione e l’accesso sono controllate con le armi.

Probabilmente non andrò mai a vivere in Africa, ma cerco di vederla in ogni cosa: negli occhi dei migranti, nell’acqua che bevo, nel cibo che mangio…così quei conflitti diventano anche un mio problema (da risolvere).

Pubblicato da Mariagiovanna Laurenzana - Blog Econormiamoci

venerdì 14 aprile 2017

Scorie nucleari senza controllo: si accumulano rischi alla sicurezza, costi in bolletta e probabili licenziamenti

Siamo quasi alla paralisi dei lavori sulla messa in sicurezza dei lasciti radioattivi. Un
rallentamento che determina i ritardi nei crono programmi per lo smantellamento dei centri nucleari italiani. Con la conseguenza che aumentano i rischi per la sicurezza dei cittadini.

Il motivo come al solito sembra essere legato alla burocrazia anche se dietro questo disfunzionamento potrebbero celarsi interessi economici e politici enormi. 

Certamente non è comprensibile l’indifferenza e il disinteresse della politica verso un argomento cosi delicato, pagato con circa 150 milioni di euro in bolletta ogni anno come un pozzo senza fine.

Ma cerchiamo di capire perché i lavori si stanno fermando.


Attualmente il controllo e le autorizzazioni per le attività di smantellamento degli 8 centri nucleari, di altri depositi come il Cemerad e delle altre attività radiologiche legate al settore sanitario ed industriale, sono tenute dal dipartimento nucleare dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che dispone di uno scarso numero di personale.

 
Mappa centri nuclari in Italia
Solo 35 persone, con elevata un’età media, dovrebbero controllare tutte le numerose attività di smantellamento realizzate dalla Sogin. 


Ai fini del recepimento delle direttive europee, nel 2014 l’Italia adotta le disposizioni per rinforzare l’attività del dipartimento nucleare dell’ISPRA che avrebbero dovuto essere trasferite nel Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare (ISIN), un ente con la piena di autonomia e indipendenza sul controllo.


L’ISIN è composta da un direttore ed una consulta. Dopo la figura sulla nomina di Agostini, il Governo ad ottobre 2016 propone la nomina di Maurizio Pernice (direttore), Stefano Laporta, Laura Porzio, Vittorio d'Oriano (componenti della consulta). Nonostante il via delle alle commissioni parlamentari competenti ad oggi dell’ISIN non si sa più nulla o quasi.


Sappiamo che per renderlo operativo, oltre ad attendere il decreto di pubblicazione delle nomine è necessaria una nuova legge. Serve una norma che inquadri il personale, le tipologie di assunzioni, dei trasferimenti ed altro. 


Fino a quando non ci sarà una nuova legge tutto rimarrà come prima: si accumuleranno i

ritardi, i rischi per la sicurezza e i costi. Una situazione intollerabile che non può lasciarci indifferenti!

Se non vengono autorizzati i progetti di smantellamento si rallentano le attività di messa in sicurezza di Sogin (mettendo a rischio anche l’impiego del personale) mentre vengono dilatati i costi. Questo non avviene solamente al centro Itrec di Rotondella (MT) ma anche negli altri centri.


In questa situazione esplosiva sarebbe opportuno che il Governo e il legislatore non perdano altro tempo per intervenire.

venerdì 7 aprile 2017

Giovani, territorio e sostenibilità sono il vero oro per uscire dal petrolio

Giovani, paesaggi, ambiente e natura sono le reali risorse del territorio Lucano.

Intorno alla loro dimensione, affiancata da un'offerta di servizi che deve essere rafforzata, si sta realizzando in Basilicata lo sviluppo di un'economia locale che produce ricchezza e benefici.

Non è una novità!

Non dobbiamo guardare al Trentino o ad altre Regioni per capire. Più tosto dobbiamo girarci intorno e osservare il nostro territorio. Scopriremo che nella nostra piccola Regione Basilicata sono presenti numerose esperienze di resistenza e di avanguardia giovanile collegate online con il resto del mondo grazie alla rete. Per i naviganti è facile conoscerle. Sono strutture recettive, commerciali ed artigiane fortemente legate al territorio e all'agricoltura. Nessuno ancora le ha censite per far capire e far conoscere il valore e l'importanza. Il dato certo: sono in aumentano con gli anni.

Sono attività economiche multifunzionali guidate da giovani che non sono andati via eche offrono in forma diversa e sostenibile tutto quello che il territorio può offrire: bellezza, paesaggio, cultura, sapori, ambiente, familiarità e silenzi. Risorse uniche, ricercate per chi scappa dalla vita quotidiana cittadina sempre più inquinata dallo smog.

Un patrimonio umano ed economico destinato a crescere se preservato dall'inquinamento.

Il potenziale inoltre è enorme. Come si legge dall'articolo "Gli Italiani sono green. Temono lo smog", pubblicato il 31 marzo 2017  dall'Avvenire, nel quale si descrivono i dati di una ricerca del terzo osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di LifeGate, realizzata in collaborazione con Eumetra Monterosa, presentato a Milano. Sono circa 9,6 milioni (19%) gli italiani che conoscono il turismo sostenibile. E 3,5 milioni acquisterebbero una vacanza "green" pagando di più. Un numero che aumenta in modo esponenziale se tenessimo presente non solo gli italiani.

E i politici e le istituzioni regionali ci stanno pensando?

La gran parte sono distratti da questi aspetti. Sembrano per lo più concentrati sulla gestione e la valorizzazione di risorse che rischiano di compromettere la salute del territorio. Risorse esauribili nel breve periodo, senza capire che il vero oro sul quale porre attenzione in Basilicata non è il petrolio ma i suoi giovani e il suo territorio.E allora a cosa aspettiamo? Facciamolo capire.